Nel contagio

Inizio 2020. Siamo al tempo della zoonosi col virus denominato Sars-Cov-2, della malattia chiamata Covid-19, della relativa epidemia scoppiata in alcune aree della Cina, dell’attuale pandemia divenuta l’emergenza sanitaria globale più importante della nostra epoca. Paolo Giordano, ottimo scrittore dotato di dottorato in fisica, ci consegna ventisette brevi documentati empatici quadri per “sentire” e comprendere meglio quanto sta accadendo, dentro e intorno agli umani, una sorta di instant book, zibaldone di pensieri scientifici e poetici insieme. Accenna fra le righe ad alcuni spunti connessi a giorni specifici, 29 febbraio, 3 e 4 marzo; in sostanza, i testi sono stati redatti nella settimana tra la fine di febbraio e i primi del mese successivo, in inverno, comunque prima dell’isolamento personale nazionale deciso dal Governo italiano l’8 marzo 2020. Si potranno piacevolmente leggere anche guariti o a vaccino inoculato, tra mesi o anni (anche molti): questo è uno dei pregi della cultura scientifica applicata alla narrazione contingente. Giordano auspica che “alcune riflessioni” suscitate dal contagio a lui e a ciascuno di noi “resteranno valide”. Vale per tutti e il suo libro supera la prova “perché quanto sta accadendo non è un accidente casuale né un flagello. E non è affatto nuovo: è già accaduto e accadrà ancora.” Spiega che “la scrittura riesce a essere una zavorra per restare piantati a terra”. E, quando non esistono più confini, regioni, quartieri, per Restare a terra (il titolo del pensiero introduttivo) forse si può impiegare un certo vuoto esistenziale anche scrivendo. “Per tenere a bada i presagi”…

Al momento della stesura i contagi confermati nel mondo erano circa ottantacinquemila, quasi ottantamila solo in Cina, le morti si avvicinavano a tremila. L’Italia era già un epicentro e tutti già aspettavamo il bollettino delle 18 per la dura contabilità. Poco più di un mese dopo, il dato cinese è lievemente cresciuto, tutti gli altri vanno moltiplicati almeno per venti: sono note le caratteristiche delle curve, diacroniche per modi e luoghi. L’autore distingue subito precisamente tra Infetti, Rimossi (decessi e guariti), Suscettibili (tutti gli altri), dichiarando di essere un Suscettibile discreto ipocondriaco. E introduce ancora qualche altro cenno autobiografico (a esempio le opinioni diverse fra amici sulle misure o il padre chirurgo ai primi tempi dell’Aids), senza mai indulgere nel particolare o diventare prolisso. Resta, dunque, la narrazione compatta e colta. I titoli di ciascuno dei pensieri lunghi, comunque meno di una cartella, sono scelti con cura e stile, danno l’idea del percorso efficace e non “datato” del volume. Pomeriggi da nerd, La matematica del contagio, Erre con zero (quel fattore che ora finalmente è sotto a 1), In questo pazzo mondo non lineare, Fermare il contagio (misure più pazienza), Augurarsi il meglio, Bocca-mani-piedi, Il dilemma della quarantena, Contro il fatalismo, Nessun uomo è un’isola. E così via, con vari corretti riferimenti alla nozione di ecosistemi locali e globale, all’emergenza dei cambiamenti climatici, alle prospettive della mobilità e del migrare, ai parassiti e agli esperti. Fino alla fine, a quanto ci attanaglia tutti da settimane, Contare i giorni. “Non permettere che tutta questa sofferenza trascorra invano”.



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