Nell'aldilà dei pesci

Nell'aldilà dei pesci
Diciotto ritratti di donne, tutte belle, quasi perfette, indipendenti, forti ma dannatamente sole e incapaci di amare. Se ci deve essere un filo rosso che accomuna le ciglia appuntite di Cecilia alla passione divoratrice di Chiara, l’ombra di seta di Ambra al sogno catturato da Letizia, questo è di certo rappresentato da quel tipo di autocompiacimento per la solitudine e l’indipendenza oltre ogni ragionevole limite che Chicca Gagliardo, nell’universo delle "donnastre", deve aver colto come deviazione pericolosamente tutta femminile (l’autrice scrive per alcune fra le più importanti testate di costume femminili).
Ma per ognuna di queste donne c’è un momento di "riscatto", un istante in cui un elemento magico (che può essere il fato, o un’ape generosa o un’ombra ferita) dà loro la possibilità di vedere al di là della percezione ovattata dalle creme di bellezza, dai tessuti d’alta moda, dalle diete dimagranti. Ma la maggior parte di loro ostinatamente continuerà a non voler vedere. Racconti che appartengono a un registro narrativo di tipo surreale, ma dal linguaggio immediato e attuale. Perfetti per essere trasportati sullo schermo come corti cinematografici, aprono prospettive spiazzanti in poche pagine, forse lasciando proprio a causa della loro estrema fugacità sulla pagina un senso di incompiuto e di amaro negli occhi di chi legge.

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