Nero ferrarese

Nero ferrarese

La coppietta è appartata nell’auto. Lui, a pochi istanti dall’orgasmo, li vede arrivare. Ha solo il tempo di un urlo e di una imprecazione soffocata. Cinque colpi esplosi da armi con il silenziatore: i finestrini in frantumi, le urla della ragazza. Due ombre nere fuggono nella notte ferrarese, il rumore di uno scooter che si allontana. Marino Sacchi, vent’anni, muore così. Iscritto al corso di laurea in Filosofia, nel portafogli la tessera di una associazione di estrema destra e una foto di Benito Mussolini. La telefonata che arriva ad un giornalista del quotidiano locale sembra rievocare vecchi fantasmi: dall’altra parte della cornetta la voce rivendica l’esecuzione a nome degli “Spontaneisti Armati Combattenti”. E non si tratta di un macabro scherzo: nella cassetta delle lettere della redazione del giornale viene ritrovato un comunicato della stessa organizzazione che si attribuisce la responsabilità dell’omicidio, e minaccia di colpire altri obiettivi (“... Sacchi è solo il primo di una lunga lista di porci che vanno eliminati”). I vertici della questura della città estense sono in fibrillazione. Il commissario Polano sembra avere le idee chiare: le indagini devono mirare agli ambienti di sinistra: “i no-global, le Brigate Rosse, gli anarchici insurrezionalisti, quei teppisti del centro sociale occupato...”. L’ispettore Malatesta invece - che tra i poliziotti ferraresi ha la fama di “scoppiato” e vive un certo isolamento da quando ha manifestato assieme agli amici di quel ragazzo “erroneamente” ucciso da parte dei colleghi della Volante nel corso di un controllo finito col diventare un pestaggio - ha un’idea diversa: nonostante le apparenze, secondo lui, l’omicidio Sacchi non ha alcun movente politico...

Lorenzo Mazzoni, classe 1974, alle spalle esperienze di guida turistica e formazione di tour operator, in tasca una laurea in Storia e istituzioni dell’Asia ed una in Metodologia delle Scienze Sociali conseguita presso il DAMS dell’Università di Bologna, è scrittore e saggista; collabora con testate come “Il Fatto Quotidiano” - sul cui sito tiene un blog letterario -, “Il manifesto” e “Il reporter”; insegna scrittura creativa e fotografia, è autore di romanzi, racconti e reportage. Assieme a Massimo Di Gruso, sotto lo pseudonimo Osaka Dolls, ha firmato il romanzo Estranei; è l’ideatore del personaggio di Pietro Malatesta, ispettore di polizia anarchico e tifoso della SPAL, la squadra di calcio di Ferrara, di cui è stato sfegatato (e facinoroso) ultras prima di entrare nelle forze dell’ordine; uno strano tipo che si ispira al David Starsky del celebre duo televisivo Starsky & Hutch e che, come lui, indossa jeans, scarpe da ginnastica e un giubbotto di pelle, le lunghe lunghe maniche a coprire tatuaggi di volpi stilizzate. Malatesta vive con la sua famiglia allargata, atipica e variopinta, nella multietnica “banlieu ferrarese”, che non sarà il quartiere parigino di Belleville, ma che, assieme ad una certa propensione dello scrittore per il grottesco, riporta alla mente la saga letteraria dei Malaussène, di Daniel Pennac. Il romanzo - che può essere letto come libro autonomo, pur facendo parte di una serie -, verrà sicuramente apprezzato dai lettori del capoluogo estense, che vi ritroveranno angoli, vizi, virtù e le coordinate del passato più o meno recente della propria città, ma anche da chi, pur non conoscendo la città, non vorrà farsi sfuggire un noir originale, che non disdegna rimandi alla storia contemporanea e che brilla per un sottotesto sulla “banalità del male” che costituisce un punto di eccellenza nella architettura della trama. Nero ferrarese è dedicato alla memoria di Federico Aldrovandi, il diciottenne ferrarese ucciso nel corso di un controllo di polizia nel settembre del 2005.



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