New York codice rosso

New York codice rosso

Mike Bennett, detective alla Divisione Grandi Crimini del NYPD, è appena tornato a New York dall’Irlanda dove sua moglie Mary Catherine si è dovuta trattenere per sistemare alcuni affari di famiglia. Il rientro non è dei migliori: alla stanchezza, al jet-lag ed ai dieci figli che l’aspettano si aggiunge il fatto che l’istitutrice che badava ai ragazzi se n’è andata e che il nonno Seamus s’è smarrito per la città in stato confusionale: ben tornato ma, “una catastrofe alla volta, per favore”. Magari. Invece il giorno dopo, la Linea 1 della Metro viene sabotata con un attentato ed il sindaco viene ucciso con un omicidio ad alta tecnologia proprio durante la conferenza stampa mirata a tranquillizzare la cittadinanza. Qualcosa ricorda l’Undici settembre ma con un progetto più meticoloso, sistematico e tecnologico infatti, a breve distanza di tempo, un’intera zona della città viene paralizzata da alcuni generatori di impulsi magnetici: sembra un preciso piano di distruzione di NY. La città è nel caos, tempo ce n’è poco e Mike, dopo aver affidato i ragazzi ad un nuovo babysitter -un calciatore irlandese che li sfianca e li ingozza di verdure come mai nessuno era riuscito a fare- intraprende una corsa contro il tempo assieme all’amica Emily Parker dell’FBI. Cosa c’è dietro tutta questa storia?

Partendo dal più classico degli scenari che popolano le ossessioni USA - “i cattivi che vogliono distruggere la società migliore al mondo” - Patterson & Ledwidge compiono il miracolo di riuscire a buttare giù un bel thriller e ad abbattere soprattutto tante convenzioni. Ci riescono NON conferendo alcune caratteristiche “americane” di cui invece sono paradossalmente e colpevolmente infarciti i thriller europei di ultima generazione (eccezion fatta per Fiona Barton ed il suo Il sospetto, assieme a pochi altri). Il protagonista NON è un falso cinico tormentato e semialcolizzato “che c’ha dietro tutto un passato…”, NON è inviso al capo che lo costringe ad agire di propria iniziativa, gli autori NON sentono la necessità di assumere toni da thriller così come un bravo attore NON assume toni da commediante quando affronta la recitazione, consentendo così alla tensione di trapelare dalle vicende senza un evidenziatore che ne sottolinei gli stereotipi. I personaggi femminili NON sono tutte superdonne del terzo millennio bensì persone normali e, a verità piacendo, ce n’è pure una meschina. NON c’è una sola scena di sesso, nessuna anatomopatologa griffata che consegna i referti a casa in guêpière. E c’è pure un portoricano mezzo scemo… L’America è amata ma non è sacra: il detective arriva ad ipotizzare che la Homeland Security possa assecondare gli attentati in funzione di strategie internazionali di convenienza USA e a riflettere sui rischi dello strapotere dei colossi che detengono le chiavi della tecnologia informatica. Va esecrando il sensazionalismo: “È un bagno di sangue. Non è il caso di vendere i popcorn”. P&L inoltre giocano pulito, senza costruire false piste o criptando elementi, privilegiando l’umanissimo aspetto della narrazione che quasi prende le sembianze di una cronaca verosimile, seppur di un evento straordinario. Compiuto questo miracolo, quel zinzino di retorica patriottarda che giunge nel finale glielo si può concedere; come il classico e atteso bacio nei finaloni dei film hollywoodiani di una volta, soprattutto se gli archi in sottofondo sono arrangiati alla perfezione.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER