Nexus

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Mona, con le sue solite bugie e abili manipolazioni, condite da pianti strappacuore e accenni di isteria, è riuscita a fare liberare Anastasia (Stasia) dal manicomio. Ora se ne occupa con tutta l’abnegazione di cui è capace. Povero Henry, messo in secondo piano dall’androgina (ennesima) infatuazione di sua moglie. Come non essere geloso? Affrontare Stasia serve a poco, Mona è più che protettiva con lei e controlla la situazione. Frequentare l’amico avvocato Stymer non contribuisce a migliorare l’umore di Henry, i discorsi esaltati su Dio, sulla vita eterna e il piano architettato per uccidere la propria moglie e cambiare vita, sono deprimenti. Ma Henry è ancora innamorato di Mona? O è solo la paura di restare senza appoggi a spaventarlo? Mona seguita a dirgli che è un genio, a difenderlo di fronte alla madre, che è sempre critica verso il figlio nullafacente. È la giovane donna a provvedere alle spese, a mettere il cibo in tavola, a spennare gli schiocchi spasimanti che riesce ad attirare con una facilità incredibile. Stasia è inquieta in questo triangolo, annuncia che desidera andarsene e ricominciare la propria vita e carriera artistica altrove. Henry, entusiasta, promette di aiutarla dandole del denaro, ma bastano le lacrime di Mona e una delle sue melodrammatiche crisi di nervi per bloccare il distacco. E, comunque, l’assegno procurato dall’inconcludente scrittore è scoperto. Che sia giunto il momento di trovare un lavoro e acquisire un po’ di autonomia? A giorni alterni Henry minaccia di farlo, giusto per inorridire Mona e mostrarsi persino più instabile delle due ragazze, ma i piani per tenerle sulla corda, esasperarle, separarle, recuperare lo status quo, sono tutti un gran fallimento. Sconforto, debiti, solitudine divengono compagni inseparabili...

“Uauf! Uauf uauf! Uauf! Uauf!!! Abbaiare nella notte. Abbaiare, abbaiare. Urlo, ma nessuno risponde. Grido, ma non c’è manco un’eco.” È questo il particolare incipit del terzo volume de La crocifissione rosa, il capitolo conclusivo dell’opera autobiografica di Henry Miller. Nexus (1960) è il libro dell’abbandono, della sofferenza e della svolta. Amici che vanno e vengono nella sua vita, occasione per affrontare discorsi e elaborare riflessioni su ogni argomento. Immancabile il tributo all’amato Dostoevskij, citato, analizzato, seguito, rimpianto. Il desiderio di scrivere è onnipresente, altrettanto l’incapacità di farlo: “Che fatica, questo sollevare il velo! Che rischio tremendo, questo svolgere la mummia! Nessuno, neanche il più grande, poteva essere certo di quel che avrebbe presentato agli occhi dei profani. Una volta incominciato, qualsiasi cosa può accadere. Era come se, prendendo in mano la penna, venissero evocate potenze oscure. Sì, potenze oscure.” E, come i volumi precedenti, si compie l’esaltazione del suo grande amore, la donna che ha sempre creduto in lui, nel suo talento: Mona (alter ego di June Mansfield). Colei che, in balia della sua natura passionale e irrequieta, ama Henry, ma non solo (è da citare la relazione di June con la scrittrice Anaïs Nin, conosciuta a Parigi, e divenuta amante anche di Henry). Come in Tropico del cancro e Tropico del Capricorno, è attorno a Mona che ruota l’esistenza dello scrittore, è lei che può esaltarlo o precipitarlo nello sconforto, accudirlo o trascurarlo fino a renderlo folle. Il tira e molla dà linfa alla relazione. E poi c’è il romanzo, quello che fatica a scrivere, quello che gli aprirà tutte le porte, l’obiettivo da raggiungere dopo anni di limbo. La sensazione che lasciare gli Stati Uniti e trasferirsi a Parigi rappresenti l’inizio di un futuro luminoso galvanizza Henry, ma è un arrivederci quello che getta alle sue spalle. Un arrivederci alla cultura e alla società americane: da Montezuma a Sacco e Vanzetti, una carrellata di nomi per uno dei più bei commiati della letteratura del Novecento. Una curiosità, Henry Miller, oltre a scrivere, amava dipingere acquerelli e oggi le sue opere sono battute all’asta presso note gallerie in tutto il mondo, ma ai comuni mortali pare non essere accessibile la stima delle opere.



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