Noi

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Ad Avola ci sono due famiglie, i Confalonieri e i Di Stefano, che non lo sanno ma sono destinate ad unirsi. Don Giovanni Di Stefano, detto u Crucifisso, o anche il pecoraio, è nato nel 1898, è un frequentatore di bordelli e un violento contro la moglie Mariannina e il figlio Vannuzzo; non è raro che quest’ultimo si prenda mazzate e botte per cercare di difendere la madre. Nonostante questo, la relazione tra padre e figlio è oscillatoria e il rancore si è sempre alternato a richieste di perdono e alla volontà di ricercarsi a vicenda. Il maresciallo Paolo Confalonieri è sposato con Carmelina e hanno dato alla luce la loro prima figlia Corradina, detta Dina, nel 1930. Quando la guerra arriva la famiglia Confalonieri viene stravolta da continui spostamenti, fino a quando il maresciallo decide di nascondere la divisa in solaio e di mettere in salvo la famiglia sulle montagne di Avola Antica, lontano dagli scontri. Vannuzzo e Dina, vicini in quei giorni di bombardamenti e poi lontani per anni, non lo sanno, ma un giorno si incontreranno e saranno i genitori di quattro figli “meno uno più una figlia”. È uno di loro, Paolo, che ripercorre la lunga storia di tutta la sua famiglia, con l’aiuto delle agende del padre Vannuzzo e dei ricordi della madre Dina...

Paolo Di Stefano, giornalista e scrittore, firma un nuovo romanzo. Noi è l’epopea di una famiglia, la storia delle storie dei suoi antenati, in cui dentro c’è tutto il suo passato e il suo presente. Di Stefano ripercorre le tante vite che hanno preceduto la sua e quelle dei suoi figli e questo gli permette di mostrarci uno spaccato della realtà nostrana del secolo scorso: c’è il dramma della guerra vissuta da chi quella guerra proprio non la comprendeva (chi è alleato con chi?); c’è la descrizione della dinamica sociale di chi si trasferisce dal sud al nord, lo spaesamento che deriva dal drastico cambio di realtà, a cui si associa il desiderio e il richiamo della terra di origine. Ci sono poi i rapporti familiari, le relazioni conflittuali tra padri e figli che sembrano tornare da una generazione all’altra, e soprattutto, in questo romanzo, c’è Claudio, il fratello di Paolo morto da piccolo a causa di una malattia. Claudio è il filo rosso che unisce tutte le vite, è presenza, è interlocutore prediletto di chi scrive, destinatario di domande, dediche, pensieri e poesie. Se da un lato la narrazione segue le regole del tempo, dall’altra viene inghiottita da una vertigine e Claudio è ovunque, in ogni momento e in ogni luogo, perché il dolore della perdita non conosce limiti e non rispetta le leggi del tempo che scorre solo in avanti. Noi è un omaggio non solo alla storia della famiglia Di Stefano, ma alla memoria stessa. Sono proprio i ricordi, anche quelli che sembrano piccoli e irrilevanti, ad acquisire una nuova importanza nella logica del raccontare vite, perché “si pensa di aver vissuto chissà che, e a conti fatti si scopre di non aver vissuto nient’altro che cose normali”: è l’epica della normalità, quella che racconta la grandiosità dell’esistenza umana.



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