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Noi, bambine ad Auschwitz

Noi, bambine ad Auschwitz

Le sorelle Liliana e Alessandra Bucci (chiamate affettuosamente Tatiana e Andra) nascono a Fiume alla fine degli anni Trenta: il padre, Giovanni (Bucich) Bucci, è un marinaio di origini istriane e, benché ateo, viene da una famiglia cattolica; mentre la madre, Mira Perlow è una donna ebrea di origini russe, un’abilissima sarta molto conosciuta e stimata in città. Il loro matrimonio non è visto di buon occhio dalla famiglia di lui, mentre la famiglia di Mira non ha nessuna remora in proposito: Rosa, la madre di Mira, frequenta regolarmente la sinagoga, ma nonostante la sua rigida osservanza alla fede ebraica, dimostra una grande apertura verso il mondo. Per i Perlow Fiume, città nella quale ognuno poteva professare liberamente il proprio credo, si era rivelata negli anni Dieci (data nella quale approssimativamente la famiglia di Mira fugge dalla Russia e arriva in Italia, passando per l’Ungheria) una dimora inizialmente sicura. Tatiana e Andra passano un’infanzia normale, serena. La famiglia vive tutta assieme – mamma, papà, nonna Rosa, zio Jossi, il cugino Mario – e non naviga nell’oro, ma le due bimbe sono sempre ordinate e ben vestite, grazie alla madre che arrangia e modifica gli abiti che il ramo americano della famiglia Perlow invia generosamente da New York. Ci sono le feste di compleanno, immortalate da Mira con la sua macchina fotografica, e le vacanze al mare sempre nello stesso posto, in una spiaggia di ciottoli appena fuori città. Ma con le leggi razziali del 1938 cambia tutto: l’italianizzazione del cognome di Giovanni, da Bucich a Bucci, e la sua adesione forzata al partito fascista, pena la perdita del posto di lavoro. Il battesimo di Mira e delle bambine nella speranza di essere protette, considerate come cattoliche e non come ebree. Fiume, passata dall’impero austroungarico all’Italia, diventa improvvisamente ostile, mentre la guerra comincia, portando con sé la fame, l’inflazione, il razionamento. E nel 1943 la situazione è destinata a precipitare: dopo l’8 settembre, la città viene inserita nell’area amministrata dal Reich, dando il via alle deportazioni degli ebrei italiani nei campi di sterminio in territorio tedesco. Per la famiglia Bucci comincia l’ennesimo pellegrinaggio: dal concitato arresto nel marzo del 1944, alla successiva prigionia nella Risiera di San Sabba, anticamera della deportazione finale; dal viaggio sul vagone del treno che l’avrebbe traghettata direttamente alle porte dell’inferno, ai nove lunghi mesi nel campo. E per Andra e Tatiana, dopo la liberazione nel 1945, il viaggio sarebbe stato ancora più lungo, ospiti di un orfanotrofio di Praga prima, e di Londra poi, nell’attesa di potersi ricongiungere con i propri cari...

Andra e Tatiana Bucci sono oggi due belle e vivaci signore ottantenni, alle quali non piace assolutamente essere definite come sopravvissute, malgrado siano scampate ad una delle più grosse fabbriche di morte che il perverso ingegno umano abbia mai concepito: il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Per fortuna, l’orrore non le ha distrutte: la loro giovane età – Andra aveva quattro anni, Tatiana sei al momento della deportazione – le ha messe al riparo dal comprendere fino in fondo la malvagità del mondo, facendo sì che sogni e speranze rimanessero intatti. Quale meraviglioso miracolo, o gioco del destino, ha permesso a loro, e ad altre poche decine di bambini, di scampare alla morte, e alle mani del dottor Mengele, noto per la sua predilezione nei confronti dei piccoli ospiti del campo come cavie per i propri deliranti esperimenti? Auschwitz è quel posto dal quale non si esce, se non attraverso quel camino che sputa fuoco e fiamme: è questo che le due bambine sentono dire spesso dalla blokova, la guardiana del Kinderblock, il blocco dei bambini al quale le due sorelline erano state assegnate. Andra e Tatiana non ricordano il viso di questa donna, ma è proprio la simpatia che questa dimostrava loro ad averle protette; o magari, il fatto che le sorelle, vista la loro incredibile somiglianza, siano state scambiate per gemelle in fase di selezione (i gemelli erano considerati tra le cavie perfette). Andra e Tatiana sono scampate alla morte per poterci raccontare, per poter condividere con noi un orrore del quale, grazie alle innumerevoli e preziose testimonianze, conosciamo ormai le dinamiche atroci, ma di fronte al quale non smetteremo mai di indignarci. Due voci commoventi che si alternano, dividendo, compatte, il dolore; ricordi di bambine che ci hanno messo un bel po’ a riaffiorare, e altrettanto tempo per essere trasferiti, per la prima volta, su carta. Il freddo pungente, i giochi in mezzo alla neve: un ricordo, questo, tra i più vividi. Ma anche il gran senso di colpa provato di fronte ad una madre che non riescono più a riconoscere come tale, una donna emaciata che ha ormai perso tutta la sua bellezza, e che fa loro visita nel blocco appena può. Ma per le sorelle Bucci, mai ricordo potrà essere più doloroso della perdita del loro cuginetto, il piccolo Sergio de Simone. Una figura commovente che non mancano mai di menzionare e celebrare; l’emblema di chi purtroppo non ce l’ha fatta: sottratto al blocco con l’inganno assieme ad altri diciannove bambini (gli avevano promesso che avrebbero riabbracciato la loro madre), è morto appeso ad un gancio nel seminterrato di una scuola di Amburgo, dopo essere stato cavia di brutali sperimentazioni. Una storia atroce, inaccettabile, della quale le sorelle Bucci sono venute a conoscenza solo da adulte, portata alla luce e fatta conoscere al mondo da un’accurata e minuziosa ricostruzione storica da parte del giornalista Günther Schwarberg. Noi, bambine ad Auschwitz è solo l’ultima tappa della testimonianza che le sorelle Bucci, da anni, si impegnano a diffondere: partecipano assiduamente all’iniziativa de “Il Treno della Memoria” e tornano spesso nei luoghi dell’orrore in compagnia delle scolaresche. Nel 2011, hanno visitato per la prima volta il museo di Auschwitz. Andra e Tati sono anche le protagoniste del primo cartone animato realizzato sul tema della Shoah in Europa, basato sul libro illustrato La stella di Andra e Tati, scritto da Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro, edito da De Agostini.