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Non è poi la fine del mondo

Ascanio è il sindaco di un piccolo centro di duemila anime. È un artigiano del legno, lavoro che svolge con amore e passione; è sposato e ha una figlia, Giada. Il ruolo di sindaco, a un certo punto, gli sta stretto: è difficile, spesso, combattere con la gente e anche con l’amministrazione tanto che, durante una seduta consiliare, un bel giorno, si alza e se ne va lasciando nel più profondo stupore quegli imbecilli. Finalmente, almeno per una volta, può tornare a casa da sua moglie prima, in un orario ragionevole. Peccato che quando giunge nella dimora coniugale trovi la sua adorata mogliettina intenta a sollazzarsi, nel talamo nuziale, con il nuovo postino del paese. Ma non finisce qui, dato che, mentre il tradito tenta di avventarsi sull’amante della moglie, inciampa e va a sbattere rovinosamente nella gamba del letto rompendosi un piede. E, per aggiunger beffa alla beffa, sarà proprio la fedifraga insieme al postino ad accompagnare il malcapitato all’ospedale. La convalescenza e il periodo di attività saranno lunghi per Ascanio. E in tale periodo, egli venderà il suo negozio, delegherà quanto più possibile le funzioni di sindaco fino a rassegnare le dimissioni, intesterà la casa alla moglie, si rivolgerà a un avvocato per la separazione e, soprattutto, deciderà di andare via, lontano, per iniziare una nuova vita trasferendosi in un piccolo paesino di mare, Vernazza, uno dei piccoli borghi delle Cinque Terre…

Lorenzo Galantino, di natali pugliesi e milanese di adozione, commercialista con una grande passione per la scrittura, dopo il suo esordio con Tutto appariva in bianco e nero torna in libreria con un romanzo introspettivo, ironico e di gradevole lettura. Il povero protagonista, per il quale si nutre una forte empatia, risulta essere stato abbandonato dalla fortuna – fino a data da destinarsi, sembrerebbe. Le vicende occorse ad Ascanio, peraltro in rapida successione, il tradimento della moglie, la delusione politica, l’inattività forzata paiono presagire il peggio. Ma di fatto, saranno quegli stessi eventi negativi a determinare in lui una consapevolezza e una migliore conoscenza di se stesso e, alfine, a porlo in una condizione di maturità interiore tale da dargli la capacità di saper accettare le sconfitte. Certo, Ascanio ha perduto tanto, ma al tempo stesso, si rinnova, operando un cambiamento radicale in tutti i sensi. Andrà lontano dal suo paese e si ritroverà in luogo completamente diverso, passerà dalla montagna a una zona di mare (perché il mare fu “il suo primo pensiero nel momento in cui decise di andar via e nonostante non sapesse nuotare”). L’ambiente che lo circonda, con la piccola spiaggia senza sabbia, con il porticciolo, con le stradine da percorrere senza la necessità di usare l’auto accompagna, per il ritmo lento e quasi coccolante, Ascanio nel suo percorso di rifioritura. E, infine, si coglie nelle disavventure del protagonista un forte messaggio positivo: si può sempre ricominciare perché, comunque, uno stravolgimento doloroso nella nostra vita potrebbe, appunto, non essere la fine del mondo.