Non c’ero mai stato

Non c’ero mai stato

Napoli. Ernesto Aloja ha cinquantanove anni quando ne facciamo la conoscenza in un ricco appartamento di Corso Vittorio Emanuele, una delle principali arterie della città, una linea tortuosa che ne recide in due il territorio: da un lato la parte alta e moderna, dall’altra quella bassa e storica. Sebbene la sua sia stata una fuga precipitosa da Napoli, ad essa è tornato periodicamente come avvinto da una segreta attrazione ed ora, dopo trent’anni di onorato servizio presso una casa editrice del nord Italia, ha deciso di farvi ritorno. Editor in pensione, Ernesto gode, dunque, di un discreto prestigio tra gli operatori dell’industria culturale, ma ciononostante non può dirsi soddisfatto, tantomeno felice. Conduce un’esistenza piatta in un appartamento troppo ampio per un uomo che vive con l’unica – ostile – compagnia d’una donna delle pulizie, vive defilato; è un uomo che si consegna all’oblio degli psicofarmaci e a vari altri mezzi per schermarsi dalla vita. Mantenere la giusta distanza, evitare ogni coinvolgimento: questo il suo mantra. È a lui, tuttavia, che un mattino di marzo ricorre Lena Di Nardo, giovane e procace trentacinquenne condannata, come molti della sua generazione, ad una vita di precariato. Il dattiloscritto che fa recapitare ad un attonito Ernesto Aloja sembra costituire appunto la sua speranza di riscatto ed è intorno ad esso che si raddensano le energie dei due e che le loro vite si dipanano intrecciandosi, scontrandosi in un continuo corpo a corpo…

Corpo a corpo era, appunto, il titolo pensato in origine da Bottone per il suo romanzo e ben rende la dialettica dei rapporti tra il protagonista maschile e quello femminile. Un rapporto paritetico, diversamente da quanto sembrerebbe suggerire al lettore il lavoro di tutoraggio di Ernesto, il ruolo di mentore che ha voluto riconoscere a se stesso. Paritetico quanto conflittuale; scontro senza esclusioni di colpi tra due generazioni, due ordini diversi di uomini e donne, ma pure un duplice apprendistato; ciò che Ernesto insegna a Lena è il rispetto della disciplina, la religione dell’ordine, ma quanto più importante è la lezione che Lena recapita al mondo. Consegnarsi alla vita senza schermature, affondare le dita nella vita come in una pasta molle di cui si può avere ripugnanza, ma che nutre. Reintegrare il passato senza subirlo, riconquistare un ruolo attivo nell’esistenza. Bottone, nato a Napoli nel 1957, vive e lavora a Torino. Consacrato alla fama dopo il successo di Vicarìa, edito da Rizzoli nel 2015, è noto al grande pubblico come autore di romanzi storici e di racconti consegnati alla pagina culturale della domenica per il “Corriere del Mezzogiorno”. Stavolta ci regala un’opera potente. Cesella una lingua che dice l’eros senza cadere nella volgarità gratuita, che racconta la perversione e la violenza senza essere brutale. Netta, tagliente. Un muto atto d’accusa ci viene da queste pagine, una provocazione: al lettore raccoglierla o meno.



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