Non dire che era un sogno

Cleopatra è la sovrana d’Egitto, è il Faraone. Ha conosciuto Giulio Cesare, ne è diventata l’amante e gli ha dato un figlio, Cesarione. È giovane, di una bellezza fascinosa ed enigmatica. Colta e aperta ad una sessualità libera e senza vincoli, Cleopatra viene portata in trionfo a Roma da Cesare come una dea. Un altro amore aspetta Cleopatra, quello per il glorioso e atletico Marco Antonio, che dopo averle dato due gemelli, l’abbandona per tornare a Roma dove, per ricucire i rapporti con Ottaviano, uno dei Triumviri a cui Cesare per testamento ha lasciato il comando dell’impero d’Occidente, sposa la sorella di lui, Ottaviana. Cleopatra è a lutto, devastata dall’abbandono sembra avere perso il fulgore e la forza, ma fa ricorso alla grandezza della stirpe Tolomea, dalla quale discende, per trovare la forza per rialzare il capo e riprendere il suo percorso leggendario quale Faraone d’Egitto...

Una colossale messa in scena come il grande film di Hollywood degli anni ‘60 (con una superba Cleopatra interpretata da Liz Taylor e un affascinante Richard Burton nei panni del Marco Antonio) che costò quasi il fallimento alla 20th Century Fox. Un romanzo opulento, degno della moderna Bollywood in cui lusso, sfrenatezza, eccesso sono le parole chiave. Lussuosi e lussuriosi gli ambienti in cui si muove una Cleopatra scaltra, ingegnosa, colta che conosce e usa ogni mezzo per piegare la realtà ai suoi voleri, ma che è impotente e fortemente umana davanti alle spire dell’amore. “Puttana del Nilo” e “Serpente del Nilo”, donna presa dal vento della passione e re (e non regina), perché Faraone del grande Egitto. Un dualismo che non le concede tregua fino all’ultimo atto della sua fantasmagorica esistenza. Tutti i personaggi vivono la dicotomia tra passione umana e il ruolo pubblico, la facciata sociale in una tensione continua, che richiama quella che lo stesso autore sperimentò nella sua esistenza da enfant terribile. Lunghe frasi paratattiche con una struttura a scatole cinesi di subordinate all’inizio delle sequenze appesantiscono ad arte la struttura sintattica rendendola ampollosa. La struttura e le sonorità data dalla sapiente scelta lessicale di parole ricercate, ricordano il fluire lento e tondo della lingua latina, rendendo la prosa quasi come un antico verso giambico. Le scelte linguistiche e di stile operate concorrono alla creazione di una narrazione che richiama le tragedie greche in cui il pathos è fortissimo e le emozioni sono ingigantite allo spasmo. Il ritmo un poco lento e la ridondanza degli eventi rendono la lettura un poco faticosa proprio come certe interminabili scene del famoso kolossal americano da 300 milioni di dollari attuali al quale l’autore certamente si ispirò. La figura leggendaria di Cleopatra ha ispirato studi, ricerche e numerosi artisti che in modi diversi sono rimasti irretiti dalla grandezza ed alla magia che aleggia sulla figura di Cleopatra che doveva presentarsi da uomo, da re per non essere trattata da meretrice da altri uomini di potere, come il suo amato Marco Antonio. Nel 1986 il romanzo ha vinto il premio Planeta.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER