Non esistono posti lontani

Non esistono posti lontani

Primavera del 1944. Bressanone. Il professor Filippo Cavalcanti cerca di scaldarsi come meglio può nel freddo Buschenschank gestito da Frau Katharina. Benché parli correttamente il tedesco, è pur sempre un italiano, un romano per giunta; il che lo rende meritevole di fredda indifferenza e silenziosa ostilità da parte della proprietaria del maso. Per fortuna che c’è Kaiser, che non disdegna i ruvidi grattini del professore, il quale a sua volta non disdegna che il gatto nero riposi accovacciato sul suo grembo: il tepore felino unito alla minestra bollente aiutano a scaldare le sue vecchie ossa. Inoltre, la confidenza che gli riserva Kaiser sembra aver addolcito i riguardi di Frau Katharina nei suoi confronti. Il professor Cavalcanti, in quanto esimio e illustre archeologo, è stato inviato a Bressanone dal Ministero dell’Educazione nazionale per sovraintendere al “trasporto” in Germania di opere d’arte e di cimeli archeologici italiani destinati a essere esposti nei musei di Berlino o a entrare a far parte di collezioni private. Ma il professore sa che l’incarico non è solo uno dei tanti trasferimenti (o “furti autorizzati” come li chiama lui) volti a sventrare il patrimonio culturale e artistico italiano per rimpinguare quello tedesco- nazista; se si trova lì è per un’inaspettata accortezza rivoltagli dall’amico e collega (ormai suo direttore) Alberico Musmeci. Al Ministero è nota a tutti la ferma presa di distanza del professore nei confronti del regime; motivo per cui è stato relegato a incarichi inutili come compilare scartoffie. Ma ormai a Roma il clima si sta facendo sempre più teso e per questo, in virtù della vecchia amicizia che li lega, Musmeci gli ha affidato quel semplice compito lontano dalla capitale, per tentare di proteggerlo. Così, dopo aver controllato lo stato di conservazione del lotto di opere d’arte stipate in un desolante magazzino e aver affrontato in modo risoluto gli strafottenti giovanotti in camicia nera messi lì di guardia, il professore fa una sosta tra gli alberi per detergersi il sudore della tensione. All’improvviso, un tizio dal viso camuffato da una sciarpa spunta dalla macchia e gli ruba la borsa in cuoio che porta a tracolla. Mentre l’aggressore scappa, il professore ha la prontezza di colpirgli il piede con la punta del rustico bastone da camminata. È sconvolto: non gli era mai capitato di essere derubato. L’archeologo non sa che quello spiacevole episodio sarà il provvidenziale preludio a una inaspettata avventura ...

Franco Faggiani narra le vicissitudini del professore e archeologo Filippo Cavalcanti, uomo colto, distinto, riflessivo e dotato di notevole tempra morale che al colpo di coda della Seconda guerra mondiale si ritrova lontano dalla sua amata città, Roma. Circondato dalla natura dell’estremo nord Italia, il professore è come sospeso, avvolto da un’ovattata calma apparente che cela l’inquietudine per il futuro incerto. Così, in attesa di capire come e quando tornare, trascorre le giornate a contemplare il paesaggio che lo circonda facendo qualche breve escursione nei paesi vicini per ammirare le gemme artistiche custodite nelle chiese, come “il cavallefante” raffigurato negli affreschi dei chiostri adiacenti al Duomo di Bressanone. Ma questa sospensione è destinata a terminare con l’incontro del frizzante Quintino Aragonese, giovane ischitano scaltro, ingegnoso, chiacchierone e buono d’animo che propone al professore di unire le loro forze e abilità per intraprendere un viaggio che permetterà a entrambi di tornare a casa. Il viaggio diventa così il fulcro del romanzo, caratterizzato da una narrazione limpida, scorrevole che intervalla abilmente descrizioni del paesaggio italiano con i dialoghi tra il forbito professore e il ragazzo dai modi spicci ma non privo di una spiccata intelligenza. Lungo il cammino, i due incontreranno una variegata carrellata di personaggi umani tratteggiati sempre in modo autentico. In Non esistono posti lontani traspare l’amore dell’autore per la natura, descritta sempre con dovizia di particolari, nella quale il lettore può immergersi come se stesse contemplando un acquerello di parole.



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