Nostalgia di cartapesta

Se l’è ripromesso, Salvatore. Come tutte le volte anche stavolta ha cercato di farsi forza e non badare ai giudizi altrui. Ma mentre è lì, dinnanzi alla sua amata nonna Anna distesa morta in quel letto circondato dal frenetico e irrispettoso brusio di parenti e conoscenti accorsi in pellegrinaggio, cede. Sente le lacrime chiedere strada per sgorgare copiose ma ora lì, dinnanzi a tutti non può certo regalare quella soddisfazione, soprattutto a quegli odiosi parenti che sembrano additare e giudicare solo lui. Ma Totò è debole e crolla, anche stavolta. Corre così a nascondersi in bagno dove un conato di vomito sembra apparentemente liberarlo. Almeno fino a quando il più invadente dei suoi parenti, zio Pino, non si offre di accompagnarlo da Galugnano a Lecce in auto. Salvatore sa che quei quindici minuti in macchina con lo zio saranno un tormento ma - sfinito e stremato - si consegna nelle mani del farneticante congiunto che in macchina neanche a dirlo attacca con la solita litania su quanto lo veda troppo debole e sensibile, su quanto avrebbe voluto dargli lui una sana e ferrea educazione per raddrizzarlo a dovere, sia a lui che ai suoi fratelli. Totò ingoia amaro ed evita di dargli corda. Attende solo di rifugiarsi a casa sua, dove suo zio Enzo lo attende con un vassoio di paste sulle mani. Ecco, lui sì che sa come prenderlo, sin da quando l’ha accolto con discrezione e dolcezza nella sua bottega di cartapestaio, rifugio che Salvatore utilizzava ogni qual volta le furibonde litigate dei suoi lo costringevano a fuggire. Solo lì dentro in compagna di quello zio bonaccione e taciturno, l’unico capace di non giudicarlo mai, Totò torna a sentirsi vivo…

Maria Caterina Basile ha il dono della delicatezza nel tratto tenue a pastello con cui dipinge e tratteggia volti, luoghi e personaggi. Eppure il passato che ha cucito addosso al timido e sensibile Salvatore è fatto di sangue, morte e violenza. Ma soprattutto dei giudizi e pregiudizi di una famiglia tanto numerosa quanto insensibile e incapace di comprendere la sua voglia di vivere al di fuori di schemi precostituiti, quel sistema accettato e codificato da tutti come normale. La sua diversità però chiede altro alla vita e a se stesso. Ed è nella bottega dove suo zio Enzo realizza sogni di cartapesta che Totò troverà finalmente la strada più consona alle sue inclinazioni e ai suoi desideri uscendo dal torpore che lo ha avviluppato per troppi anni tarpandogli le ali. Un inno alla vita, alla Puglia, alla necessità di seguire ciascuno i propri sogni magari riscoprendo quegli antichi valori fatti di semplicità e lentezza, senza farsi suggestionare troppo dal continuo giudicare e giudicarci di una società che viceversa basandosi solo sulle apparenze, brucia, consuma e fagocita tutto troppo in fretta. Spesso anche i nostri sogni.



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