Notizie dal migliore dei mondi

Notizie dal migliore dei mondi
Travestirsi da immigrato africano o da barbone è la via migliore per fare spurgare il peggio dell’anima tedesca. Se hai la faccia nera non puoi accamparti in un campeggio con la tua famiglia; non puoi portare ad addestrare il tuo pastore tedesco in un centro specializzato; non puoi trovare facilmente una casa in affitto. Anche se i documenti dicono che sei tedesco fai paura lo stesso, rappresenti un’icona di incertezza, hai lo stigma del brutto e cattivo. Insomma, sei nero e non sei bianco. Se sei un barbone, finisci stritolato nelle maglie soffocanti di un sistema burocratico che prima di toglierti dalle strade a 8 gradi sottozero ti chiede di firmare metri e metri di scartoffie inutili, se ne frega del tuo passato ma anche del tuo presente, tutto sommato. In giro per la Germania ci sono centri di accoglienza le cui condizioni igienico-sanitarie sono agghiaccianti, i controlli nulli e i presidi sanitari inesistenti. Dentro ci finiscono persone senza più un lavoro, tossicodipendenti, alcolizzati, creando un clima che facilmente degenera in risse, furti, degrado. Un sistema che annichilisce chi è già stato annichilito dalle vicissitudini della propria vita, una logica subdola di accoglienza in strutture che hanno tutta l’aria di centri di segregazione, lontani dai centri cittadini, dagli occhi della gente. Se sei un operatore di call center, preparati ad entrare nel peggiore incubo che tu possa fare: un inquadramento militare in un sistema sclerotico che deve vendere tutto, a tutti, a tutti i costi con la truffa, la millanteria, l’inganno senza principi morali e senza scrupoli. Non conta nulla nelle società outbound e inbound che fanno del telefono il proprio fucile, solamente accumulare contratti su contratti, con buona pace della legge. Anche l’haute cuisine richiede il suo “tributo di sangue” da parte degli apprendisti che per i grossi brand della ristorazione tedesca costituiscono la carne da cannone da spremere fino all’osso senza tutele sindacali, senza straordinari pagati, giornate lavorative che sembrano campi di addestramento per marines con la giustificazione stucchevole che “questo servirà per il loro futuro” oppure che “l’alta cucina non ha orari. L’arte non ha orari”. Una faccia sotto copertura ci porta alla scoperta di questa Germania abominevole e sclerotica vista da dentro, nelle sue viscere più profonde…
L’opinione pubblica europea si è oramai fatta persuasa che la Germania sia diventata in assoluto il modello di giustizia sociale per eccellenza. Tutti guardano a Berlino come la panacea di tutte le problematiche sociali legate ai problemi più disparati dall’integrazione, alla tolleranza, a questioni più trasversali come i diritti dei lavoratori e i problemi della sanità. Camuffandosi ora da nero, ora da accattone, portando avanti le sue inchieste tramite testimonianze nei call center e nelle grosse catene di ristorazione, il reporter d’assalto Günter Wallraff ci restituisce la fotografia di un Paese decisamente meno edulcorato, ancora ancorato a posizioni retrive di intolleranza, razzismo o aperta xenofobia. C’è in Germania uno strisciante senso di paura, un razzismo che veste i panni subdoli della burocrazia o i calzoni a scacchi della vecchia medio borghesia tedesca, che bolla il diverso come automaticamente pericoloso. Ci sono i nostalgici della N.S.D.A.P., teste rasate, chiodo e anfibi neri, che se ne andrebbero in giro a spaccare teste agli immigrati ed a tutti coloro che non abbiano alcuna parvenza genealogica ariana. Un Paese esplorato nelle sue interiora scopre se stesso senza pudore e manifesta il marcio che vi si nasconde, talmente in fondo che da Roma, Parigi, Londra o Madrid difficilmente si riesce a intravedere. Eppure è così, la Germania delle opportunità sclerotizza il proprio sistema di accoglienza, si guarda le spalle, chiude un occhio quando a parlare è il profitto, prende abbagli allucinanti e cade anch’essa in traumatici e spesso fatali casi di malasanità. Una Germania che non ci aspetteremmo mai di scoprire, per dire che molto spesso “tutto il mondo è paese”. Tuttavia, va detto, l’edizione italiana di questa interessante raccolta di inchieste ha un grosso limite che ne squalifica buona parte dell’utilità: è arrivata tardi. Stiamo parlando di un libro che in Germania è uscito nel 2009, con inchieste sul campo condotte tra il 2007 e il 2008 e che in Italia è arrivato nel 2012. Significa che la percezione è quella di leggere notizie recenti quando invece le informazioni risalgono addirittura a 5 o 6 anni prima; significa che non sappiamo nel frattempo cosa sia cambiato (se sia cambiato qualcosa) e che piega hanno preso le pendenze giudiziarie e le storie raccontate. Un libro che, visto da qui, resta tronco e incompleto. Vecchio addirittura, ed è un peccato perché il suo contenuto è fondamentale per fare piazza pulita di alcuni frustri luoghi comuni, per allenare il proprio senso critico e per capire che non sempre quello che ci appare in Tv è davvero il migliore dei mondi possibili.

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER