Notturno jugoslavo

Primavera 2018. L’appuntamento è a Zingonia, al campo d’allenamento dell’Atalanta. Lui e Vojislav Dragović detto Drago sono amici, anche non si sono mai incontrati di persona: chattano spesso su Facebook, si sentono al telefono. Prima di diventare un procuratore di calciatori e allenatori, un musicista e un organizzatore di eventi, Drago è stato un promettente portiere: ha militato nel campionato del suo Paese, la Serbia, in Bosnia-Erzegovina e Italia (Chievo e Inter) finché un gravissimo infortunio nel 2008 non ne ha stroncato la carriera. Il giorno prima lo ha avvertito che si trovava in Italia per trattare alcuni giovani calciatori serbi con dei club di Serie A e gli ha proposto di vedersi. Dopo qualche minuto, Drago gli chiede a cosa sta lavorando in questo momento, anche se sa già la risposta, ne hanno parlato spesso negli ultimi tempi: il suo libro sulla storia della Stella Rossa di Belgrado. Il libro per cui raccoglie materiale e interviste da anni, il libro di cui non ha ancora scritto nemmeno una riga. Drago si scusa con lui: non è ancora riuscito a procurargli una intervista con Ljupko Petrović, il tecnico della Crvena Zvezda che vinse la Coppa dei Campioni nel 1991, poco prima che la Jugoslavia implodesse. Ma in realtà può metterlo facilmente in contatto con una persona che secondo lui gli potrà essere ancora più utile per il suo libro, il leggendario massaggiatore del Partizan Belgrado, della Stella Rossa e della nazionale jugoslava, Aca Mirković. Lui è un po’ incerto, non è sicuro che Mirković sia la figura capace di imprimere una svolta a quel libro così importante e così “impantanato”, però gli dispiace di deludere Drago, che sembra così convinto. Assiste quindi attonito a una rapida telefonata dell’ex portiere, che dopo aver attaccato gli annuncia sorridente: “Parti dopodomani per Belgrado. Aca ti aspetta”…

Realtà e fantasia, storia e fiction, personaggi veri e immaginari si alternano senza soluzione di continuità in questo originale ed emozionante Notturno jugoslavo, nel quale Emanuele Giulianelli, giornalista sportivo (“Corriere della Sera”, “Gazzetta dello Sport”, “Rivista Undici”, “Tribal Football”, “B-Magazine” e altre testate) e Paolo Frusca, romanziere (Un impero per l’inferno, L’ultima estate di Berlino) e autore per Sky Sport (Federico Buffa racconta) provano a ripercorrere il drammatico collasso dell’ex Jugoslavia e la sanguinosa, fratricida guerra nei Balcani raccontando il tramonto di un movimento calcistico leggendario. In una lunga intervista concessa a “Libri di Sport”, Giulianelli spiega: “(…) In tutti questi anni ho raccolto testimonianze delle più disparate, dagli ex calciatori ai dirigenti delle squadre di calcio, dai musicisti ai politici, dai giornalisti ai professori universitari, raccogliendo una montagna di materiale con cui ho riempito ben più del consueto cassetto. (…) Un lavoro enorme. Ho la casa piena di faldoni con articoli di giornale di tutte le epoche e di tutte le provenienze, interviste realizzate con qualsiasi personaggio potesse aver toccato la storia della Jugoslavia”. Il progetto – esattamente come accade al protagonista del reportage che è il pretesto narrativo da cui si parte – è rimasto tale per molti anni, fino all’incontro con Frusca e con un editore interessato. Frusca ha creato il personaggio di Aca Mirković e gli ha regalato un’anima, mentre Giulianelli gli ha costruito un background storico e sportivo preciso, puntuale e credibile, utilizzando il materiale raccolto negli anni. L’immaginaria ed “esemplare” vicenda di Aca Mirković e della sua famiglia a colpi di amore, guerra e morte aumenta il tasso emozionale del libro e lo rende godibile anche per i non fanatici di calcio. Per qusti ultimi, invece, le memorie di Aca Mirković sono un tuffo al cuore, il ritorno a un calcio che fu e che purtroppo non è più.



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