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Our dark duet - Questo oscuro duetto

Da sei mesi ormai Kate Harker vive a Prosperity. È fuggita da Verity dopo la morte di suo padre Callum, e soprattutto dopo aver ammazzato il mostro Malchai al suo servizio, Sloan. O almeno così lei crede: Sloan infatti non è affatto morto, anzi ha preso il posto di Callum e ora regna sulla parte Nord della città, mentre quella a Sud è in mano alla polizia guidata da Henry Flynn e suo figlio August - il mostro Sunai amico di Kate. Kate tutto questo non lo sa. È scappata a Prosperity per sfuggire al suo passato, ma anche lì si trova a dover condurre una doppia vita: cameriera impacciata di giorno, spietata cacciatrice di mostri – prevalentemente Corsai e Malchai – di notte, grazie al supporto logistico di quattro ragazzi, Bea, Riley, Teo e Liam. Una sera viene a trovarsi di fronte a qualcosa di mai visto prima. Arrivata in un ristorante su segnalazione dei quattro amici, Kate vede una persona impazzire e commettere una strage dopo aver visto un’ombra. Kate si mette allora a rincorrere quest’ombra che fugge velocemente, fino a quando non arriva a trovarcisi faccia a faccia. Incrociando lo sguardo, l’ombra riesce sia a “infettare” anche Kate che a scappare, lasciando la ragazza svenuta a terra. Ciò che però l’ombra non sa, è che il contagio da lei sparso apre un collegamento con la mente dei contagiati, ed è proprio di questo che si serve Kate per rintracciare questo nuovo mostro, che nel frattempo ha riparato verso Verity…

A tre anni di distanza da Questo canto selvaggio, la casa editrice Giunti ha portato in Italia il secondo e ultimo capitolo della dilogia dei Mostri di Verity, ovvero Questo oscuro duetto. Al suo interno troviamo sia gli stessi personaggi – Soro, Ilsa, Henry, Sloan – sia nuove comparse – i Guardiani, Alice – che si rivelano pivotali ai fini dello svolgimento della vicenda. I veri protagonisti rimangono però Kate e August, dei quali è evidente uno sviluppo psicologico e caratteriale. La prima, adolescente con la passione della caccia dei mostri, riappare dopo sei mesi a Prosperity, appare più calma, meno impulsiva e, soprattutto, decisa nelle scelte da compiere; il secondo, che in Questo canto selvaggio non aveva ancora trovato la sua dimensione (era più un umano che un mostro), si è assunto invece le responsabilità che gli spettano ed è finalmente un mostro (buono) consapevole della propria missione nel mondo. A essere invariata è la scrittura di Victoria Schwab; una scrittura semplice, asciutta e in grado di toccare le corde giuste al momento più opportuno. Peccato invece per la lentezza quasi soporifera della vicenda nella prima metà del racconto, alla quale segue purtroppo una spropositata fretta di porre fine alle avventure di Kate e August.