Parigi Hammamet

Parigi Hammamet

Un poliziotto italotunisino, Karim – che per inciso è uno degli attributi di Allah, e significa “il generoso” – raggiunge la sorella a Parigi con moglie e figli. Le due donne non si sono mai incontrate e la scusa è perfetta. Una scusa perché in realtà a Karim è stato chiesto di raggiungerlo a Parigi da Ghino, ex Presidente del Consiglio italiano, che ha avuto non pochi problemi. Vive fra Italia e Tunisia, e proprio nel Paese nordafricano ha conosciuto il poliziotto ed è diventato suo amico. Adesso è in pericolo, tanto che mentre stanno per incontrarsi, sotto la tour Eiffel, un cecchino spara dal tetto di un alberghetto limitrofo e uccide una donna, ma è chiaro che il bersaglio era Ghino. Inizia una fuga per mettersi al riparo e contestualmente prendere vivo quello che ha sparato. Il cecchino lo trovano, ma è ridotto ad un ammasso deforme e praticamente plastificato, impossibile da riconoscere: chi lo ha conciato così per tappargli la bocca, nascosto un gradino più su, è scomparso. Insieme a Ghino ci sono due uomini, Jean, un francese e Nicola, italiano. Due guardie del corpo presumibilmente. Uscito dall’albergo da dove è partito il colpo, Karim viene intercettato da una donna che lo fa salire su un’automobile dove c’è anche Nicola che li conduce in una località appena fuori Parigi, in un garage condominiale li aspetta una BMW 318 con targa italiana con la quale i due raggiungeranno il presidente. Una volta arrivati nell’abitazione dove si trova Ghino, Karim - che lo conosce bene davvero - si rende conto che per quanto sembri tranquillo, sta rivedendo e studiando l’accaduto per prepararsi al contrattacco. C’è in ballo la sua vita, ma anche molto molto altro...

La Fondazione Craxi, costituita nel 2000 per volontà della figlia Stefania, dispone di un notevolissimo archivio, tanto che dal 2003 è membro dell’International Council on Archives: fra i tanti documenti conservati, anche questo romanzo scritto da Bettino Craxi. Va da sé che ci sono due piani di lettura: Parigi Hammamet si può leggere come una spy-story, tutto sommato anche ben pensata e scritta, o come un pretesto per dire altro, molto altro. Non si fa cenno, se non di sfuggita, ai fatti che riguardarono Craxi – che per il protagonista usa il nome Ghino di Tacco, il leggendario pseudonimo con cui firmava su “l’Avanti” editoriali al vetriolo. Una storia che può sembrare fantapolitica, e probabilmente in buona parte lo è, ma che suona terribilmente simile a quanto sta accadendo da qualche anno a livello mondiale. Non è la prima volta che si ipotizza l’esistenza di una sorta di cupola finanziaria che per rafforzare se stessa usa a suo piacimento i governi e sposta equilibri politici ricorrendo a qualsiasi mezzo, ovviamente compresa l’eliminazione fisica di personaggi che per qualsivoglia ragione risultino scomodi o non manovrabili. La frase più comune fra chi legge è che la realtà supera la fantasia, ma se capita nella descrizione di un delitto o di un crimine comune, vi assicuro che fa meno impressione di quanto non colpisca parlando della Storia. A distanza di tanti anni, leggere qualcosa che assomiglia terribilmente a quello che sta accadendo (al netto dei complottismi) colpisce profondamente, lascia davvero l’amaro in bocca e tanto a cui pensare. Anche al fatto che Bettino Craxi è stato anche un discreto giallista.



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