Parla mentre mangi

Il cibo per gli italiani è importante. È questa la prima e unica risposta che viene in mente ad Alberto Grandi quando sente rivolgergli la domanda “Perché gli italiani parlano tanto di cibo?”. Se lo chiedono in tanti, è un interrogativo ricorrente nei convegni sull’alimentazione e la dieta mediterranea. Addirittura una giornalista russa ha scritto un libro dal titolo: “Perché agli italiani piace parlare di cibo?”. È talmente scontato, per noi italiani, parlare di cibo, ricette e alimentazione, che ci sembra strano che questo desti tanta curiosità, e viene piuttosto da chiederci “perché negli altri paesi non si parla di cibo?”. Grandi ci offre questa e altre risposte in questo simpatico e pratico excursus nella storia dell’alimentazione italiana, ricordandoci le origini povere, poverissime della nostra società, in cui la fame era l’angoscia quotidiana di gran parte della popolazione. Il rispetto per il pane, in primis, e l’amore per la cucina in genere. Mangiare bene rappresentava un sogno per la maggioranza povera, un segno di superiorità ostentata per i signori benestanti. Il monotematico interesse per il cibo, secondo l’autore, professore di Storia economica e Storia dell’alimentazione, potrebbe derivare proprio da questa ossessione…

Apparecchiare e mettersi a tavola sono dunque per la popolazione italica due momenti fondamentali della giornata fin da tempi remoti, e ancora oggi. Anche l’analisi della lingua dimostra la variegata possibilità di interpretazione dei termini che caratterizzano questo momento quotidiano e la sua evoluzione nei secoli. Parlare di cibo diventa dunque un elemento socioculturale peculiare del nostro paese, il paese di Bengodi, della pizza e della pasta alla carbonara. Ma ci va l’aglio nella carbonara? Gli italiani sono capaci di discuterne per l’intera durata di un pasto. E così per ogni altra singola pietanza, con confronti che talvolta rasentano la rissa. Lo stesso Grandi, durante i convegni dedicati all’argomento, confessa di agitarsi molto sulla questione. Attraverso vino, prosciutto e melone e “l’aberrazione degli affettati misti”, dai viaggi della pasta alla storia del pesce, fino al tiramisù degli anni ’80, in un percorso fatto di annotazioni sociologiche e culinarie, scopriamo piccoli dettagli del nostro passato alimentare e culturale con cui farcire, su suggerimento dell’autore, le nostre conversazioni con i commensali. È un delizioso libriccino, quello di Alberto Grandi, scritto in modo semplice, scorrevole e ironico. Alcune annotazioni sono vere chicche da tenere a mente. Unica pecca, qualche scivolata nella critica politica contemporanea, che stona - come sempre - a tavola.

 


 

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