A passeggio con John Keats

A passeggio con John Keats
John Keats vive un’infanzia confusa e le circostanze in cui si sviluppa la sua adolescenza gli vietano l’accesso ad una cultura libresca organica. Ma è un curioso, legge voracemente tutto ciò che gli capita fra le mani ed il fatto di sentirsi un predestinato alla poesia lo allontana dal senso di colpa per le sue lacune intellettuali. Rifiuta di seguire gli studi in medicina che gli sono stati imposti perché alle forbici per incidere carni preferisce la penna per incidere fogli. Strofe immerse nella poliedricità della natura, suo viscerale elemento, l’unico che lo strappa all’indolenza, “al suo lavoro di non avere alcun lavoro”. Sdraiarsi sull’erba e lì aspettare l’ispirazione per una poesia è l’unica cosa per la quale John viva. A scapito dei creditori, della fame e del freddo, dell’amore folgorante per Fanny Brawne, dei ripensamenti e dell’afflizione che talvolta lo attanaglia, John non rinuncia mai, nemmeno per un istante, al suo sogno. Ai suoi versi. Una grazia che lo tocca e che lo fulmina e lo spedisce dritto nell’Olimpo dei più grandi e lì lo lascia per sempre insieme ad Endimione ed Iperione, a La belle dame sans merci e Lamia sebbene la sua creatività duri troppo poco, stroncata brutalmente da una tubercolosi …
Cortázar ha dedicato diversi anni allo studio ed alla traduzione delle poesie di Keats in spagnolo. Il risultato è questo ibrido che non è una silloge, tantomeno una biografia. Non è soltanto un saggio, eppure è tutto questo messo insieme. Davvero una passeggiata dentro e fuori John Keats. E perché proprio una passeggiata? Perché la passeggiata ha molto dell’intimità e dei rapporti confidenziali. Ha il dono di annullare le distanze ed è proprio in questo annullamento che il critico ed il poeta scompaiono per lasciare posto a Julio e John. Traducendolo, spiegandolo, smembrandolo nella sua essenza Cortázar ci usa la cortesia di fornirci gli elementi per penetrare il nucleo centrale non solo del poeta, ma anche e soprattutto del Keats uomo. Alla sua maniera sincopata, ironica, piena di digressioni e riflessioni a latere che ci sembrano inafferrabili, ci costringe a tornare a studiare, a non essere banali e bacchettoni, ad avere un rapporto totalizzante con le letture che amiamo. Ci offre nuovi parametri didattici con la leggerezza di chi ai grandi da del tu ma non perché si senta alla loro altezza, ma perché se li porta dentro come fossero se stesso riflesso. Alla fine ci sembrerà di conoscere Keats alla lettera pur non avendone mai letto un verso e scopriremo anche che si possa fare buona critica letteraria senza farcirla di pomposità accademica. Andando verso una direzione apertamente antiaccademica, Cortázar compie un lavoro “scandalosamente anti-universitario” e proprio per questo ancora più vicino al poeta ed al lettore che gli si accosta.

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