Pathemata mathemata – Soffrire per rinascere

Pathemata mathemata – Soffrire per rinascere

Cosa vuol dire essere adolescenti? Alzarsi la mattina e correre a prendere un autobus, rischiando anche di perderlo. O peggio, scendere dallo stesso perché non si ha il biglietto e il controllore salendo ti guada come se dicesse: voglio te! Ma essere adolescenti significa anche fare i conti con i propri compagni di classe. Compagni che a differenza di te magari vivono la loro età in totale spensieratezza, tra una cavolata e l’altra, una giustificazione in classe e la ferrea convinzione che il mondo dei “grandi” non li toccherà mai. A volte, però, il mondo dei grandi ti tocca eccome soprattutto quando dopo a scuola torni a casa e i tuoi genitori litigano, si insultano, si fanno la guerra, si ricoprono a vicenda di un ferocissimo rancore. E allora cosa fare? Che via di uscita si può trovare? Insospettabilmente a indicare la strada arriva un professore di matematica, un tipo non convenzionale, una sorta di rockstar degli educatori, uno che dice: non consonante al contesto. E spiega il concetto stesso tra un esercizio alla lavagna e una discussione tra i massimi sistemi. Ma davvero può essere un professore non convenzionale la chiave di volta per un adolescente in crisi?

Pathemata mathemata non è un romanzo di formazione come si potrebbe credere leggendo le prime pagine. In realtà è un romanzo sulla famiglia 2.0, un agglomerato di individui singoli che cercano disperatamente di restare uniti senza riuscirci. Perché ognuno di noi alla fine è un microcosmo unico, ognuno di noi, per citare il sommo poeta, fa parte per sé stesso. Forse, qualche decennio fa tutto questo “singolarismo” era tenuto a bada da convenzioni sociali o educazione classica, oppure anche se le famiglie erano le stesse di adesso simulavano meglio. Abbracciavano la croce che si erano scientemente scelti con il matrimonio e mostravano a tutti, figli compresi, una sola faccia della luna, sempre la stessa, quella luminosa. L’altra, oscura e piena di crateri, rimaneva celata. Poi le convenzioni sociali si sono assottigliate, l’educazione da classica è passata a essere tecnologica e globale e le famiglie hanno ceduto. Prima gli adulti. Gli stessi che avrebbero dovuto “tenere duro”. A seguire i figli. E allora la chiave di lettura di questo romanzo sociale di Antonio Cucciniello resta in qualche modo il tema dell’involuzione della specie. Una specie, quella umana, sempre più stretta tra dovere e volontà personale, libertà e prigione sociale, amore e rancore. Un romanzo, quindi, che è la diapositiva dei giorni nostri. L’autore deve maturare stilisticamente e magari osare anche qualcosina in più nel linguaggio che pur chiaro e moderno, forse, pecca di poca fascinazione o originalità. Ma la storia tiene e diletta chi legge dalla prima all’ultima pagina.



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