Peccati immortali

Peccati immortali

Michelangelo Aldrovandi non è solo un cardinale, è anche un uomo che ama le donne e non solo loro. Tutte le sere esce in abiti borghesi per dedicarsi alle sue esagerazioni, il vero lusso, come ama dire, che si è preso nella vita. Solo che qualcosa deve essere andato storto se, alle prime luci dell’alba, viene trovato privo di vita in un’Audi parcheggiata a Porta San’Anna, limite di confine con il Vaticano. La notizia non colpisce particolarmente sorella Remedios, la suora che si occupa di tutte le faccende riguardanti il cardinale, anche quest’ultima di ricomporne la salma. Ed è nel farlo che trova un telefonino. Un telefonino che non doveva essere lì, nella giacca, e soprattutto che non è quello di Aldrovandi. Quello che contiene il telefonino non è cosa che può trattare un’umile suora, serve l’intervento di un cardinale potente come Celestino Giusti. Solo che nel portarglielo Suor Remedios prende la metropolitana ed a Roma è facile che si scenda da lì con addosso meno oggetti con cui si è saliti. E così il telefonino scompare dalle tasche della suora per comparire nelle mani di Dragomir, un capo rom dei tanti campi illegali che infestano la città. A questo punto a Padre Celestino non rimane che far intervenire Leone di Castro detto Gricia per il suo bisogno quasi quotidiano di uno o due piatti di pasta alla gricia, giovane antiquario con trascorsi nei Servizi al tempo di Moro e delle Brigate Rosse, costretto a fuggire in Nicaragua, abbandonato da chi lo doveva proteggere, e da dove è tornato molto ingrassato. Gricia dovrà contendersi il possesso del prezioso cellulare, non solo con nomadi e sbandati attirati dalla prospettiva di un facile quanto sontuoso guadagno attraverso il ricatto, ma, anche, con alti esponenti del Clero e della politica romana...

Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore, e Fabrizio Roncone, scrittore romano al quale dobbiamo alcune chicche enogastronomiche locali sparse nel racconto, entrambi inviati del quotidiano “Corriere della Sera”, confezionano una storia thriller sugli intrecci della politica italiana che entra per la prima volta nei corridoi di Montecitorio. Cazzullo, gran conoscitore della storia e dell’identità italiana, e Roncone, del quale Mondadori ha pubblicato nel 2016 La paura ti trova, in un’intervista di presentazione del libro al BPER Forum Monzani hanno rivelato che la loro opera nasce dal desiderio, prima di tutto, di far divertire il lettore, poi di introdurlo nei misteriosi ingranaggi che regolano la vita della politica italiana. Consapevoli che non tutto può essere scritto, non per motivi di censura ma per mancanza concreta di prove, usano la fantasia per dire cose che poi risultano più vere del vero. Addirittura riescono ad essere dei veggenti prevedendo fatti politici poi realmente accaduti come la caduta di Salvini e il Governo PD-M5s. Il romanzo si ambienta in una Roma descritta come un grande paravento, una scena teatrale magnifica e cadente dove contano potere e relazioni e dove le prime tre forme di guadagno sono gli affitti in nero, la pizza al taglio, la droga con le “mignotte”. Fortunate serie televisive come Suburra e 1992 fino a 1994, hanno fatta da apripista del genere mostrando quanto il pubblico gradisca l’intreccio tra il mondo politico, quello religioso e il substrato malavitoso romano, forse intuendo realtà sconosciute che mai verranno a galla. Ciò le rende morbosamente attraenti pur lasciando un velo di sconforto. Con personaggi simpatici, a volte ironicamente grotteschi, anche quest’opera sulla scia delle precedenti citate non deluderà le aspettative.



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