Pelle di foca

Pelle di foca
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È una notte fredda e buia, l’ennesima in cui Donald Macfarland evita di imbarcarsi con gli altri uomini del villaggio per andare a pesca e preferisce dirigersi sulla piccola barca a remi verso gli scogli, per raccogliere granchi. Odia i loro sguardi e le prese in giro per le sue mani deboli, per la sua pelle delicata che da quando è nato si riempie di vesciche e si spacca. All’interno della comunità un uomo che non sa compiere la sua parte di lavoro come gli altri è considerato inutile. Naviga quieto tra le insenature finché il suo sguardo è catturato da un gruppo di foche su un isolotto. Nel chiarore notturno giovani donne scivolano delicate fuori dalla loro pelle di foca e danzano euforiche. Donald accosta e striscia silenzioso sulla sabbia, raggiunge una delle pelli e la nasconde tra le rocce, osserva eccitato le danze e i giochi di quei corpi bellissimi. Ma in un attimo l’idillio s’infrange, le creature lo percepiscono e corrono a indossare le loro pelli e gettarsi in acqua. Tutte tranne una che non trova la propria pelle. Donald la raggiunge e dopo averla gettata a terra la stupra di fronte alle compagne terrorizzate. Appagata l’eccitazione costringe la fanciulla a salire in barca e la trascina in lacrime a casa, dove sua madre Bridie lo aspetta. Le parole farfuglianti del figlio non la ingannano. Le basta osservare la giovane sconvolta e il sangue tra le cosce per capire ciò che Donald ha fatto. E il ragazzo sotto quello sguardo che gli rivolta l’anima fatica a trattenere a lungo la verità. E ora? La fanciulla potrebbe essere rimasta incinta e non può tornare al suo mondo marino, occorre inventare una storia plausibile per gli abitanti curiosi del villaggio e organizzare un matrimonio salva onore il più in fretta possibile. Le viene dato il nome Mairhi e poiché non parla la si fa passare per una un po’ “tocca”, orfana di genitori. Riusciranno le bugie a ingannare la comunità e saprà la disperata Mairhi adattarsi alla nuova esistenza?

Può una storia d’amore nascere da uno stupro? Da questa premessa si sviluppa il romanzo di Su Bristow. Donald, tormentato da insicurezze e sensi di colpa, dal bullismo che lo perseguita fin dalla nascita e dalla difficoltà a interagire con gli altri, col tempo inizia a provare per la fanciulla un senso di affetto e protezione e dedicherà il loro tempo insieme all’espiazione del “torto” che le ha fatto. Mairhi, creatura magica e sensibile, incapace di esprimersi a parole, ma abile nell’imparare le usanze delle donne del villaggio, strappata alla sua gente e costretta a portare avanti una gravidanza ricca di incognite, si dimostra forte e risoluta, ma incapace di dimenticare la propria identità. Questi due personaggi emarginati e diversi, imparano a conoscersi e amarsi. Le atmosfere fiabesche permeano la narrazione, la descrizione delle case, delle usanze, la psicologia dei personaggi ben sviluppata, le invidie, le paure, il pregiudizio, i pettegolezzi di un piccolo villaggio in bilico tra sopravvivenza e miseria. Il mistero scivola di pagina in pagina e accompagna la crescita dei personaggi su cui aleggia la colpa. Ma da un atto orrendo che di romantico ha ben poco, se non ai fini narrativi, che finale ci si può aspettare? Questo racconto prende spunto da una leggenda radicata lungo la costa settentrionale della Scozia, che parla di un pescatore e della “selkie” che catturò. L’opera è valsa all’autrice l’Exeter Novel Prize nel 2013, competizione letteraria inaugurata nel 2009 dal collettivo Creative Writing Matters. La Bristow ha pubblicato saggi di erboristeria e sull’amore e alcuni racconti, Pelle di foca è il suo primo romanzo e nel 2019 è stato inserito nella lista del Paul Torday Memorial Prize.



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