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Pellegrino Artusi - Il fantasma della cucina italiana

Pellegrino Artusi - Il fantasma della cucina italiana

Non nacque il 20 agosto, come lui stesso ha scritto nella sua autobiografia. In realtà Pellegrino Artusi nacque a Forlimpopoli il 4 agosto 1820, come confermano anche alcuni auguri per i suoi novanta anni da parte di Itala Sabatini, nipote della sua adorata domestica Marietta. Cambia poco, comunque, e di certo non toglie interesse alla vita del padre della gastronomia italiana, così come la intendiamo oggi. Unico maschio sopravvissuto di tredici figli, insieme alle sei femmine, appartiene a una famiglia tradizionalmente di muratori, ma che con il padre Agostino si vota al commercio e che vuole la madre, Teresa Giunchi, tra una gravidanza e l’altra, governare la bottega, mentre il marito è lontano per i suoi commerci (materie prime e stoffe) tra gli Stati della Chiesa, fino a Senigallia e Ancona e nella prestigiosa Bologna. Pellegrino si fissa ben a mente ogni suo viaggio in quell’Italia estesa, ma diversa, dove si parlano mille lingue diverse e si hanno mille tradizioni da scoprire. Sconvolgente il primo viaggio per mare da Cesena a Trieste, tre giorni di navigazione per andare e tre per tornare, ma un rifiuto categorico di permanenza, in quel luogo dalle attività febbrili, nemmeno per imparare qualcosa di più, come apprendista in qualche banco e pur riconoscendo la sua totale ignoranza in materia. Rientrato a Forlimpopoli il padre lo affida a un maestro privato, tale Luigi Buscaroli di Forlì, personaggio che sarà fondamentale per il futuro Artusi, per la sua passione per lo studio, dalla grammatica alla geografia, al galateo, alla filosofia...

Sì, sarà anche l’ennesima biografia di Pellegrino Artusi, ma questo uomo è stato talmente tanto importante per la cucina italiana (e non è assolutamente passato di moda!) che è meglio mantenerne vivo il ricordo, soprattutto considerato il bicentenario della sua nascita che si celebrerà il 4 agosto. La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene è di certo il libro caposaldo, un libro che si trova quasi in ogni casa italiana (anche in doppia o tripla edizione) insieme alla Bibbia e, forse, alla Divina Commedia, ma spesso se oggi si chiede a un giovane notizie sull’icona Artusi, la risposta che si riceve in cambio è di allarmato dubbio: “Un artista? Un poeta? Un comandante?”... Pochi, inoltre, sono giunti alla conclusione che, molto più delle ricette, attraverso le sue biografie e il suo libro sulla gastronomia italiana quello che si viene a conoscere è un periodo di storia, di tradizioni, uno spaccato dell’Italia di fine Ottocento. Non un semplice libro di ricette, ma un’avventura che lega la vita alla tavola, al piacere della convivialità. E c’è molto di più su questa famiglia che scappa dalla propria cittadina dopo un assalto dei briganti che non solo si sono rubati tutto ciò che hanno trovato, ma violentano anche una delle sorelle di Pellegrino, la quale non si riprenderà più da questo episodio. Trasferirsi a Firenze, ricominciare da capo, è un’intuizione di questo unico figlio maschio e ancora di più lo sarà il riprendere il proprio lavoro, cominciando a guadagnare cifre considerevoli e girando l’Italia in lungo e in largo, al punto da cominciare a interessarsi anche dei piatti di cui sente parlare... Una lettura piacevole e ricca di aneddoti, con l’immancabile Marietta Sabatini e il cuoco di Forlimpopoli Francesco Ruffilli, che ci porta inevitabilmente al confronto con l’oggi e tutti quei “neoartusi, antiartusi, pseudoartusi e spiriti pellegrini” che continuano a circolare in Italia, ma anche un libro che ha il pregio di farti venire l’acquolina in bocca con cose semplici, come un minestrone!