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Pellerossa a Parigi

Pellerossa a Parigi
Siamo a metà dell'800. Georges Catlin, pittore statunitense, compie un viaggio tra le tribù di indigeni ancora esistenti nelle praterie del suo Paese. Vuole ritrarre le popolazioni per conservarne una memoria storica, consapevole del fatto che si potranno estinguere. Al termine della spedizione, una rappresentanza dei "pellerossa" Iowa, guidata dal capo Nuvola Bianca, verrà portata a Parigi per essere messa in bella mostra alla Villa Lumiere. Gli indiani dovranno eseguire i loro riti tribali in pubblico, simulando le danze della guerra e sfoggiando i loro costumi. È così che avviene l'incontro con George Sand, attirato come gran parte della borghesia parigina ad assistere allo spettacolo. Ma tutte le sembianze da popolo rude e selvaggio svaniscono ben presto nel momento in cui George riesce a parlare con i nativi americani lasciandosi raccontare curiose e struggenti storie di vita…
George Sand, autore di questo volumetto, in realtà non è altro che lo pseudonimo di Aurore Dupin, scrittrice francese di nobili origini. Nella Parigi della metà dell'800, infatti, era molto più conveniente e accettabile firmarsi con un nome da uomo per essere letti. Colpisce l'approccio progressista che la Dupin adotta nel descrivere - adottando la forma epistolare - i fatti. In più occasioni, infatti, descrive con molta ironia i danni che la presunta civilizzazione avrebbe portato alle popolazioni native americane, fino a sterminarle e provocare una devastazione irreparabile. Sebbene molto breve - una quarantina di pagine in formato tascabile - il libretto edito da Endemunde è molto godibile e non privo di spunti di riflessione sulla libertà, il rapporto dell'uomo con la natura e lo spazio che lo circonda e gli effetti dell'incontro/scontro tra culture diverse.