Pensare l’infosfera

Pensare l’infosfera

“La storia della filosofia assomiglia un po’ a un’onda sinusoidale (o a una montagna russa, se si preferisce)”: ci sono stati periodi in cui questa disciplina ha affrontato questioni fondamentali e altri nei quali si è rinchiusa in un atteggiamento narcisista, guardando a se stessa senza soccorrere l’umanità in quella grande, millenaria impresa che è dare un senso al mondo, all’esistenza. A girare le viti del mondo, poi, è stata quasi sempre la scienza. La prima grande rivoluzione è quella copernicana (XVI secolo): dimostrare come sia la Terra a girare intorno al Sole, e non il contrario, è una verità che ha cambiato la nostra conoscenza in modo rivoluzionario, appunto. Altrettanto fondamentale è la teoria dell’evoluzione di Darwin: che l’uomo e le altre specie viventi discendano da un unico progenitore è l’altra verità che ci ricolloca nell’universo e ci svela tutto, o quasi, della nostra natura. Terza tappa analogamente importante è la scoperta, grazie a Freud, di come la mente non sia solo biologia ma anche inconscio. Oggi ci troviamo nel bel mezzo della quarta rivoluzione: abbiamo la possibilità di sperimentare una dimensione ulteriore, online e digitale, e in modo talmente potente da diventare onlife, qualcosa di diverso e inedito. La differenza fra vita digitale e reale non è più percepita, perché entrambe si compenetrano, senza confini netti. Accade – e non solo ai nativi digitali – ma non è ancora definita l’interpretazione, il conferimento di significati per tutte le attività ed emozioni coinvolte in questo complicatissimo processo. Ciò che, tuttavia, la scienza e la tecnologia hanno “fatto accadere” va interpretato alla luce del metodo filosofico. E chi mai potrebbe essere il nume tutelare di questa nuova impresa? Alan Turing è un ottimo candidato. Se la storia e la storia della scienza gli hanno assegnato il ruolo di fondatore dell’era della informazione e di artefice dell’intelligenza artificiale (della quale solo adesso, dopo oltre mezzo secolo, cominciamo a intravedere le mirabolanti applicazioni), la filosofia potrebbe trarre lezioni importanti dalla sua eredità intellettuale...

Come porre domande filosofiche (che, si sa, sono necessarie per avere, eventualmente, valide risposte)? Come si individuano i problemi? Come dare senso al mondo contemporaneo? E come gestire questa immensa accumulazione di dati e quindi di conoscenza? Il ricorso a Turing non deve restare un’invocazione, ma può realmente ispirare un “design concettuale”, cioè un metodo per organizzare conoscenze volte a migliorare i contesti reali, per riunire finalmente techne ed episteme, sapere pratico e teoria. Porsi le domande giuste è il primo passo per ottenere risposte giuste: una cosa facile a dirsi e difficile a farsi. Come accade alle macchine, anche i problemi della vita reale possono essere smontati e rimontati: è quello che ha cercato di fare la filosofia, da Platone in poi. Oggi, però, quel metodo è in crisi, sopraffatto da un mondo che compie una corsa in perenne accelerazione a occhi bendati. Con questo lavoro, Luciano Floridi si propone di orientare l’inizio di un lungo ma necessario percorso. Quando, infatti, la nostra esistenza si esprime in una dimensione digitale sempre più pervasiva, “la filosofia è necessaria per dare senso ai cambiamenti radicali prodotti dalla rivoluzione dell’infosfera, ma occorre che sia davvero una buona filosofia”. L’autore, romano ma naturalizzato britannico, è uno dei filosofi contemporanei più autorevoli, ed è professore ordinario all’Università di Oxford, dove dirige il Digital Ethics Lab. Fra i primi ad occuparsi di etica informatica e di temi digitali rivisti in chiave filosofica, è da tempo convinto che anche gli studenti di scienze dell’informazione e di altri settori tecnologici non possano non conoscere le humanities, le scienze umane. Questa tesi in Italia è stata portata avanti con splendida ostinazione anche dal curatore della collana che pubblica questo titolo, Giulio Giorello, a sua volta erede della lezione di Ludovico Geymonat: superare la dicotomia tra sapere scientifico e scienze umane. A differenza del suo libro più noto e diffuso – La quarta rivoluzione, pubblicato nel 2017 dallo stesso editore – in questo lavoro, il linguaggio e i ragionamenti proposti da Floridi non sono esattamente divulgativi; lo si apprezzerà e se ne farà tesoro soprattutto grazie a una (basica) conoscenza dei metodi della filosofia.



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