Pensieri villani sull’Italia e altri Paesi

Una crociera in Europa con partenza da New York, anno del Signore 1867. Come appare il Vecchio Mondo agli occhi di un wasp colto e illuminato del XIX secolo? Ebbene, la bellezza del continente oltreoceano – tranne rare eccezioni – passa in secondo piano di fronte al malsano spirito dei suoi popoli: arretratezza economica e sociale, miseria, malgoverno, bigotteria. Riguardo all’Italia, la vetusta maestosità delle rovine antiche, le tracce del Rinascimento, persino lo splendore della natura non coprono la realtà disadorna e pericolosa delle sue città. E quindi: Genova ha donne bellissime, ma purtroppo è infestata di mendicanti che si avventano sulle cicche spente per rivenderle, da frati la cui pinguedine li rende sospetti di affamare la popolazione, da chiese “ogni tre o quattrocento metri” in cui si venerano reliquie ridicole; Milano con il suo Duomo conserva un tesoro di scandalosa opulenza e inoltre nella Biblioteca Ambrosiana si tiene un manoscritto latino chiosato dal Petrarca come fosse oro, mentre il celebre poeta toscano non è stato altro che un cercatore di donne sposate (Laura) in barba ai poveri mariti in odore di corna; Firenze si gloria dell’Arno che è solo un fiumiciattolo, nemmeno abbastanza profondo per la natazione; Roma ha sostituito le persecuzioni dei cristiani con l’Inquisizione ai danni degli eretici; Napoli detiene il record della miseria che convive con il più gran lusso nelle medesime contrade e anche il record della mistificazione religiosa con il miracolo di San Gennaro. E così via…

Samuel Langhorne Clemens, in arte Mark Twain (1835 – 1910), è il creatore di Tom Sawyer e di Huckleberry Finn, personaggi amatissimi della letteratura americana e mondiale, ed è stato un grande scrittore, sia come romanziere sia come giornalista, dotato di acume critico, di fine umorismo, di quella non frequente capacità di cogliere con un solo colpo d’occhio la psicologia di un’epoca e di una società. Credeva nel viaggio e nella conoscenza del diverso da sé come il mezzo privilegiato per farsi un’idea chiara e completa del mondo. Tuttavia in questo reportage, già il titolo originale – The Innocents Abroad, dove “gli innocenti” sarebbero gli americani, appena reduci dalla Guerra di Secessione – ci indica la pregiudiziale interiore con cui Twain affrontò il viaggio verso l’Europa (e il Medio Oriente). La svelta edizione curata per Lindau rappresenta l’estratto di un memoriale più vasto, che sembra sia a tutt’oggi uno dei libri di viaggio meglio venduti al mondo. La ragione è da ricercarsi, probabilmente, nel fatto che la qualità della scrittura e la capacità descrittiva sono davvero elevate. Twain è un maestro nel pennellare a tocchi veloci, penetranti, e poche concise righe servono a delineare un intero quadro. Noi lettori italiani dobbiamo riconoscergli anche qualcos’altro, pur malvolentieri: ciò che riporta della società italiana è esatto e disgraziatamente ne sopravvive inalterato il peggio ancora oggi, due secoli dopo.



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