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Piccole storie

Piccole storie
Cu de goma sa accettare i colpi della vita, piccoli o grandi che siano, gli rimbalzano addosso, ma lui si rialza e riparte pronto per una nuova sfida. Niente è come appare, anche se si guardano le cose con attenzione o con ammirazione – come un quadro del Mantegna, il famoso pittore – e perfino la verità potrebbe non essere tale; bisogna insegnarlo, dirlo a Paride e alla sua famiglia che spesso si ingannano. Ogni cinque anni un trasloco, sempre case vicino alle osterie o ai bar, mai a un ospedale: e così la moglie si convince che lui deve proprio amare cambiare e giocare alle carte; ma lei si sbaglia (almeno quando i locali dei tressette sono tristi e fumosi) e poi ogni casa ‘nuova’ lascia alle spalle un pezzo di mondo. Lo sa bene chi perde ogni volta gli amici - Gigi, la Signora Enrica che vende i libri a rate - e non può più vedere gli spettacoli di marionette nelle piazze. Riccardo, il droghiere, sa confezionare magnifici pacchetti di zucchero nella carta blu o di cioccolato alla nocciola con sopra la figurina, e poi capita perfino che salvi la vita; anche a lui, quel giorno in cui per correre dietro alla palla sarebbe finito sotto la Lambretta se il Signor Riccardo non avesse fischiato con tutto il fiato che aveva in corpo…
Sono Piccole storie, brevi ma intriganti, quelle che costituiscono la raccolta di Eugenio Giudici. Tutte ambientate a Rho, piccolo centro alla periferia di Milano (anche la scelta di una località circoscritta non è casuale), negli anni ’50. Una realtà di valori e radici - che appaiono sin da subito al lettore ormai persi nel tempo – in cui a fare la differenza era l’identità del nome di battesimo, quando il focolare racchiudeva la saggezza di una storia personale condivisa con la comunità, dove ogni tassello di un piccolo mondo contribuiva a costruire l’immenso puzzle di vite, pensieri e parole da cui ciascuno poteva attingere secondo il proprio peso e la propria misura. E in funzione di questo principio, come di vasi comunicanti, ogni storia trova un rimando in un racconto successivo, in un luogo d’infanzia, in un personaggio spuntato inaspettatamente, tra le pagine, tra gli eventi della vita gettando su di essi una prospettiva diversa. Tutti, comunque, indissolubilmente legati al sottile filo della memoria dell’autore, nutrita da un lato da una punta di nostalgia, e dall’altro da una acuzie, non priva di sarcasmo e ironia, dettati dall’esperienza e da un distacco emotivo che ne dipinge quadri reali, veraci, schietti. E il tempo passato si scrolla dalle ragnatele, diventa grande e non più esule di una vita parallela, riscatta anche la modernità schiacciata dalla velocità e dalla solitudine di un vuoto peregrinare ridandole un po’ di senso e sapore.