Piegare i santi

Piegare i santi

Nel 2014 viene fatta fermare e inchinare la statura della Madonna del Carmine a Ballarò, quartiere di Palermo, di fronte la casa di un boss di Cosa nostra rinchiuso in carcere al 41 bis. A Paternò, in provincia di Catania, nel dicembre 2015 per la processione di Santa Barbara mentre la banda suona le note della colonna sonora del film Il Padrino due statue sono state fatte fermare, dondolare e inchinare davanti la casa di un mafioso locale ricevendone in cambio il saluto del figlio del boss. A San Michele di Ganzaria - non lontano da Caltagirone - durante la settimana santa del 2016 il fercolo del Cristo Morto viene fatto deviare dal percorso prestabilito per sostare davanti alla casa del capomafia locale accolto dagli applausi della gente mentre parroco, sindaco e carabinieri decidono di allontanarsi dalla processione. Nel giugno 2016 a Corleone la statua di San Giovanni Evangelista, trasportata dai membri dell’omonima confraternita, viene fatta fermare sotto il balcone di Totò Riina al fine di rendere omaggio alla moglie dell’ex capo di Cosa nostra ed alle sorelle. Nel 2010 il tentativo da parte del vescovo di Sant’Onofrio in provincia di Vibo Valentia in Calabria finalizzato a controllare i nominativi dei portatori delle statue del Cristo e della Madonna durante la settimana santa, provoca reazioni tra cui l’esplosione di colpi di pistola contro la casa del priore…

Berardino Palumbo riassume e compendia nel saggio una serie di articoli apparsi sui media a seguito di noti episodi di processioni in cui le statue venivano fatte sfilare davanti a case di boss mafiosi. Ma con la perspicacia derivante dall’essere uno studioso di antropologia sociale nonché docente ordinario della materia presso l’Università di Messina, afferma che il suo intendimento nell’affrontare il saggio non è quello di prospettare al lettore uno sterile e colorito elenco di casi e processioni in cui si sono registrati episodi di “dondolamenti” di statue ad opera di portatori legati alle cosche mafiose, quanto piuttosto evidenziare l’incidenza che certi episodi hanno nella società civile e presso i poteri pubblici. La riflessione e l’analisi dello studioso si rivela dunque utilissima in quanto consente di valutare la reazione della Chiesa cattolica agli eventi definiti “inchini” e più in generale a forme di devozione popolare che poco hanno a che spartire con il sentimento religioso e tante altre caratteristiche riguardo coloro che vi partecipano manifestano dal punto di vista antropologico. Non solo, altro importante spunto offerto dal libro è quello descrittivo dell’essenza delle feste paesane, della loro natura rituale e della caratteristica intrinseca della gran parte di esse. Il nucleo di queste complesse rappresentazioni ad avviso dello studioso è difatti il voler esteriorizzare il potere pubblico. Al centro dei rituali più che la religione o ataviche forme popolari vi è l’esigenza di occupare spazi pubblici plasmandoli secondo le esigenze del momento e la forza di coloro che sono al potere. È questo il dato più interessante del saggio, che spoglia dall’aura di religiosità le dinamiche che si realizzano attorno ai “santi” eliminando anche quel senso di arretratezza pagana a cui spesso vengono assimilate. Si segnala l’apparato bibliografico aggiornatissimo e molto ricco di notizie e commenti tratti dai media nazionali e locali.



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