Pimpernel - Una storia d’amore

Pimpernel - Una storia d’amore

Non pago del successo ottenuto in ambito letterario, uno scrittore di mezza età si fa sedurre dal fascino del cinema e decide di cimentarsi in un adattamento del capolavoro di Henry James Il carteggio Aspern. L’agente cinematografico con cui entra in contatto lo invita ad abbandonare il progetto e gli propone in alternativa di lavorare su un inedito jamesiano, un racconto rinvenuto in una vecchia confezioni di biscotti al cioccolato appartenuta a Constance Woolson, scrittrice amica di James morta suicida nel 1894. A causa dell’umidità e della salsedine, diverse pagine del manoscritto risultano pressoché illeggibili e l’opera di ricostruzione e decrittazione del testo richiederà diversi anni di lavoro. Il titolo dell’inedito jamesiano è per l’appunto Pimpernel, e come protagonista ha Paul Temple, scrittore americano giunto a Venezia in cerca di ispirazione. Reduce dalla pubblicazione in patria della sua ultima opera (che si intitola sempre Pimpernel), Temple fa la conoscenza della bella e sfuggente Miss Annelien Bruins e con lei inizia una romantica avventura tra le calli veneziane alla ricerca di un dipinto misterioso, che possa accendere la sua ispirazione. Ma la bella Annelien cela nel suo passato un segreto, che non mancherà di influire sulla storia d’amore tra lei e Temple...

In questo suo ultimo lavoro Maurensig mette in evidenza la consueta abilità nel muoversi e nel nascondersi tra le varie figure narranti, intrecciando un racconto dentro un racconto dentro un altro racconto. Travolti dalla bravura con cui lo scrittore riesce a riprodurre le atmosfere della Venezia di fine Ottocento e i classici temi della narrativa jamesiana, più di una volta ci viene il dubbio se il libro che stiamo leggendo sia davvero un’opera di Maurensig, o una di James, o magari una di tutti e due. Come se non bastassero le tante citazioni e i riferimenti che punteggiano la vicenda, troviamo anche una enigmatica “Nota del curatore” finale, dove si ribadisce come l’autore non abbia voluto “chiarire quanto di originale o desunto ci sia in questo apocrifo, lasciando che il lettore tragga da sé la conclusione”. Che cosa sia, alla fine, questo romanzo, se un puro divertissement intellettuale o un omaggio a uno dei più grandi scrittori americani dell’Ottocento, poco importa. Al di là del vortice metaletterario che Maurensig costruisce in uno dei tanti giochi di specchi a cui ci ha abituato, questo Pimpernel è infatti una lettura affascinante, in grado di evocare l’atmosfera magica di Venezia, proprio come essa doveva presentarsi nell’Ottocento agli occhi di un americano quale Henry James. Una città dove l’amore e la bellezza si intrecciano in modo inesorabile, fino a dare “una sensazione di indefinibile stordimento, qualcosa che assomigliava alla febbre, ma per la quale non vi era rimedio”.



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