Pomeriggio d’estate

Pomeriggio d’estate
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Dimity Baxter vorrebbe prendersi a calci da sola; anzi vorrebbe poter camminare più in fretta possibile, carica di sacchetti della spesa, e contemporaneamente prendersi a calci da sola. Sì, perché quando cerca di fare bella figura qualcosa va storto e lei c’è ricaduta un’altra volta. È stata una sciocca, ma proprio non si è saputa trattenere: quando quel pomposo di Hugh Talley, quello che gioca a golf con la sua abbronzatura artificiale, quello che non perde occasione per denigrare le donne, ha iniziato a blaterare per l’ennesima volta su quanto le donne non sappiano cucinare, Dimity l’ha invitato a cena. C’è solo un problema: lei davvero non sa cucinare. Fortunatamente arriva Mallie, una vecchietta che si presenta nel suo appartamento, il tipo di persona che fa come fosse a casa sua e quando parla scatti sull’attenti, il tipo di persona che le ricorda la madre; eppure, è lei a guidarla in questa prima esperienza, la prova generale di tutti i pranzi e le cene che le toccherà organizzare nella sua vita… Jeannie Dawson e Carrie Henderson si annoiano. Rosabelle Jemima Henderson e Amelia Marian Dawson dormono nei loro passeggini e le bambine hanno accantonato i doveri materni per giocare al loro secondo gioco preferito, il popolo dei fiori. Jeannie e Carrie hanno una lista completa di giochi preferiti, campana è circa il quindicesimo, saltare la corda è solo il centesimo… potrebbero ballare o colorare coi pastelli oppure arrampicarsi sull’albero delle noci, ma decidono di andare a trovare l’amica Tippie. Così si avventurano per l’isolato, attraversano il terreno vuoto e osservano la finestra di Tippie; a volte riescono a intravedere la cima della testa, altre la punta delle dita, altre la casa di bambole, la giraffa o l’orsetto di pezza. È proprio un’ingiustizia che Tippie non venga a giocare con loro…

La figlia spirituale di Edgar Allan Poe, la madre del romanzo gotico americano e la madrina di Stephen King forse non vorrebbe essere definita in questi termini, figlia, madre, madrina, di certo preferirebbe l’appellativo di strega. I due racconti, Invito a cena e Pomeriggio d’estate, contenuti nel volume numero 6 della nuova collana digitale Adelphi, i Microgrammi, ci mostrano una giovane donna che deve imparare a cucinare per raggiungere la maturità e delle bambine il cui gioco preferito è fare le mamme. Alla fine della lettura, nonostante il tono leggero e l’autoironia del primo racconto, a prevalere è un senso di inquietudine ed è difficile non pensare alla casa, al nido, come a una gabbia che imprigiona tutte le donne della Jackson in ruoli prestabiliti, un luogo che ferma il tempo, lo condensa, mostrando le future gioie del focolare domestico o la permanenza dei dolori del passato. Tornano alcuni temi centrali della produzione dell’autrice, anche se nei due racconti le presenze non sono orrifiche e lasciano piuttosto una sensazione di attesa. D’altronde, l’escamotage narrativo del soprannaturale è sempre per la Jackson un modo per parlare del reale, e lo fa, come sostiene Stephen King, senza bisogno di alzare la voce. Ci mostra le contraddizioni del nostro presente, le ansie e i fantasmi della nostra mente con delicatezza, quasi in punta di piedi, addirittura con ironia. Prima di immergersi nella lettura, la casa editrice avverte che questo è solo un assaggio: nonostante il travaglio della vita familiare, le angosce e la morte sopraggiunta prematuramente, Shirley Jackson ha lasciato un enorme numero di racconti inediti. Come già avvenuto per i testi raccolti in Paranoia (Adelphi, 2018), uscirà a breve un volume di racconti, La luna di miele della signora Smith, da cui sono tratti Invito a cena e Pomeriggio d’estate. E gli amanti della Jackson non possono che restare in trepidante attesa…



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