Possiamo salvare il mondo, prima di cena

Possiamo salvare il mondo, prima di cena

Non dovrebbe essere difficile preoccuparsi della Terra, è il pianeta su cui abitiamo, è la nostra casa, l’unico spazio in tutto il sistema solare in cui possiamo vivere. E poiché possiamo vivere sulla Terra grazie all’equilibrio straordinario delle risorse che ci mette a disposizione, di nuovo, non dovrebbe essere difficile preoccuparsi della Terra. Di quello che sta avvenendo. Del mutamento climatico, della carbon footprint. La Terra è la nostra casa, eppure non sembriamo renderci conto che sta per crollare, con noi dentro. È un po’ l’effetto Jan Karski, partigiano polacco che nel 1942 scappò dalla Polonia invasa dai nazisti in cerca di aiuto internazionale. Nel 1943, dopo un viaggio rocambolesco e pericolosissimo, arrivò negli Usa al cospetto di Felix Frankfurter, uno dei massimi giuristi della storia americana, ebreo. Gli raccontò le atrocità che gli ebrei subivano in Polonia ma Frankfurter, dopo averlo ascoltato con attenzione, ammise che non poteva credere al racconto che le sue orecchie ascoltavano. Non metteva in dubbio che il racconto fosse onesto ma non potevano, la sua coscienza, la sua esperienza, il suo inconscio credere a quella storia brutale. Così, la Terra ogni giorno un po’ più infamata, consumata, offesa dagli uomini non ci disturba più di tanto, non ci porta a mobilitarci, a evitare il suo olocausto perché, come Frankfurter, la nostra coscienza non è scossa. Eppure basterebbe cambiare, tutti insieme, da adesso, una sola abitudine alimentare per vedere la nostra casa rinascere e garantire il futuro suo e nostro…

Mutamento climatico, di chi è la colpa? Dei Governi? Dei cittadini irresponsabili? Dei climatologi invasati? Dei negazionisti? Sull’impatto dei combustibili fossili abbiamo sentito di tutto: è colpa delle fabbriche? Delle auto? Del riscaldamento domestico? Anziché cercare la soluzione, cerchiamo un colpevole lontano da noi in modo che le nostre abitudini non vengano messe in discussione. Ci sono scenari più catastrofisti o più possibilisti ma non si può negare che la Terra sia in grave pericolo e che noi, che ne siamo la causa, non ce ne preoccupiamo. Come Frankfurter, non riusciamo a credere e lasciamo che le cose vadano così. Ma questo non è un saggio meramente scientifico, un’enunciazione di dati (che pure ci sono) e neppure un pamphlet polemico: con un tono tambureggiante, giornalistico, a tratti ironico e multidisciplinare, l’autore propone una soluzione semplice, vicina, pratica e dirompente: scegliere di mangiare meno prodotti di origine animale. Se l’allevamento porta all’abbattimento di alberi, quindi alla diminuzione della capacità fotosintetica della Terra, la soluzione più salvifica e a portata di mano è consumare di meno per allevare di meno. Lo possiamo fare tutti, in silenzio, senza firme e strette di mano, lo possiamo fare dalla prossima colazione e sarà per sempre. Un libro che dobbiamo leggere tutti perché, senza polemiche banali sul vegetarianismo, accetta e affronta anche le incertezze che un qualunque essere umano, pur dotato di senso civico, vive sulla pelle. Geniale e rivoluzionario.



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