Prima di noi

Prima di noi

1917, Friuli. Maurizio Sartori si issa sul carro e guarda la massa di uomini che avanza lungo la strada: alcuni soldati agitano sacchi di farina e salami rubati dai casolari; dei civili tentano di aggregarsi al plotone in movimento, ma vengono ricacciati indietro. Ballarin, commilitone di Maurizio, gli stringe un braccio e gli chiede se sono d’accordo di attuare “appena si riesce” il loro piano insieme al calabrese. Maurizio annuisce. La colonna supera il fiume Tagliamento e i genieri fanno saltare il ponte, per proteggere il ritorno dell’esercito italiano: la guerra sembra finita per davvero. Quella notte Maurizio, Ballarin e il calabrese lasciano il campo e fuggono nel bosco. Proseguono per un’ora al buio, tra rumori e schiocchi sinistri, e perdono presto il senso dell’orientamento. Arrivato in una radura, Maurizio si lascia cadere a terra, stremato. Ma peggio di lui sta il calabrese, morto dissanguato per un taglio al ventre che aveva nascosto ai due compagni di fuga. Ballarin vorrebbe tumularlo: “O lo seppelliamo, o siamo degli infami”, sentenzia disperato, ma Maurizio non vuole rischiare la fucilazione per un uomo già morto: i morti sono ai suoi occhi degli “stupidi, bestie o pietre” da lasciarsi alle spalle. Scavalca il cadavere e il compagno singhiozzante, e continua sul suo cammino. Dovrebbe tenere il nord come direzione per tornare a casa in Veneto, ma per il momento decide di rimanere in pianura, per non correre troppi rischi. Non sa se ha preso la decisione giusta, ma ormai una scelta vale l’altra: ai suoi figli, se mai li avrà, insegnerà che “qualsiasi cosa tu scegli, il mondo ti chiava comunque”…

Prima di noi di Giorgio Fontana è uno di quei libri che richiedono anni di preparazione, studio e limatura. La saga familiare dei Sartori copre un arco temporale che va dal 1917 al 2012 e segue le vicende di ben quattro generazioni. Non si deve pensare ai Buddenbrook di Thomas Mann quando si legge questo libro: il fulcro del racconto non è l’ascesa e la caduta di una famiglia, ma la tensione al riscatto di una serie di personaggi legati tra loro da una catena invisibile e, allo stesso tempo, indissolubile. Tutto parte da Maurizio, un disertore dell’esercito regio che si imbatte in un casolare della campagna friulana e mette incinta Nadia, la figlia del proprietario, con la quale si trasferisce poi a Udine. Da loro parte la linea che, attraverso i figli Gabriele e Renzo, trasferitisi a Milano, arriva fino ai giorni nostri. Il romanzo è strutturato in capitoli brevi e scorrevoli, che seguono le vicende di uno o più personaggi legati a un nucleo familiare. Anche la prosa è agile, così come i dialoghi, che sono sapientemente calati nella narrazione. Questi pochi accenni alla composizione del libro dovrebbero servire a chiunque si senta scoraggiato di fronte alla mole del libro, che sfiora le novecento pagine. Lo sfondo del racconto è un’Italia in continua trasformazione, che influenza in profondità la vita, i desideri e le aspettative di chi la abita. Dalla Prima Guerra Mondiale agli anni del boom economico, dalle rivolte operaie al mondo globalizzato che tutti conosciamo: la saga dei Sartori ci insegna chi siamo, da dove veniamo e cosa potremmo diventare.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER