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Prima lettera filosofica - Apologia di un pazzo

Mentre in Europa si affrontano le grandi questioni universali, la Russia rimane un Paese isolato, refrattario al progresso, senza legami né con l’Oriente né con l’Occidente. Se le orde barbariche non l’avessero attraversato, a malapena avrebbe offerto un capitolo alla storia universale. Che cosa ha unito l’Occidente, pur costituito da varie identità? Sicuramente la cristianità, che in Russia tarda a maturare e che in Occidente ha contribuito in maniera molto significativa alla cultura...
Questo è il pensiero che Čaadaev ha espresso nella Prima lettera filosofica del 1836, e che ha suscitato scandalo: dichiarato pazzo, venne sottoposto a sorveglianza medica. Il «Teleskop», la rivista sulla quale fu pubblicata questa lettera, venne soppresso. Per la prima volta però la Russia si trova a interrogarsi sulla sua identità e a chiedersi “che fare?”. Ammettendo di aver esagerato, nell’Apologia di un pazzo modifica leggermente la sua tesi: proprio per il vuoto che la Russia ha alle spalle, c’è speranza per un futuro positivo, grazie soprattutto alla figura di Pietro il Grande, che nel Settecento ha permesso alla Russia di entrare nella Storia. Lo zar, che rifiutò questo titolo sostituendolo con quello di imperatore, ha dato impulso a una nuova era russa, è andato a imparare dall’Occidente e ha insegnato al suo Paese, che, se avesse avuto un retroterra di tradizioni più solide, probabilmente non avrebbe potuto imparare la lezione. Ecco dunque “che fare”: guardare al passato con sguardo lucido e prendere atto che su di esso la Russia non ha più alcun potere, mentre il futuro le appartiene, e le sue fresche energie possono essere messe al servizio della cultura della cristianità. Čaadaev è uno dei pochi scrittori russi se non l’unico che, con scritti quantitativamente scarsi,  è riuscito a smuovere le coscienze dei suoi contemporanei e ad aprire la strada alle grandi riforme.