In prima linea contro il coronavirus

In prima linea contro il coronavirus

Sabato 22 febbraio 2020. Nell’ambito delle due riunioni, una con i vertici della direzione sanitaria dell’ospedale San Raffaele di Milano, e l’altra con i primari di anestesia e rianimazione dell’area metropolitana milanese, nessuno poteva immaginare cosa sarebbe accaduto di preciso, anche se la situazione si manifestava grave. Di lì a poco sarebbero scesi in campo Comitati, Commissioni e Istituti, e sarebbe emersa anche la categoria degli scienziati, virologi, esperti, sequenziatori genetici, matematici. Al termine delle riunioni Alberto ha chiaro che deve iniziare a lavorare per raggiungere un primo obiettivo importante: creare nuovi posti di terapia intensiva per i pazienti più critici infettati dal Covid-19. E così viene dato il via al “Reshaping” dell’ospedale. L’unità operativa di cardiologia intensiva prima, e le terapie intensive postchirurgiche successivamente, vengono convertite e destinate ad accogliere la nuova tipologia di pazienti. Con la visita all’ospedale Maggiore di Lodi, epicentro della zona rossa, Alberto si rende conto di cosa deve aspettarsi a breve a Milano. Ma la proprietà del Gruppo ospedaliero presso cui lavora accoglie il suo progetto e vengono realizzate in pochi giorni due terapie intensive all’interno di tensostrutture. Il personale sanitario ha dato il massimo in quei mesi difficili. Tutti hanno considerato l’ospedale come “la nuova casa comune”. Gli stretti collaboratori, Paolo che ha diretto il triage intensivistico in pronto soccorso, Evgeny, anestesista rianimatore, Carla, l’anima dei servizi di terapia intensiva, Giancarlo, il tecnico perfusionista, Moreno e Fabio, che hanno diretto la gestione clinica dei reparti di medicina avanzata (anch’essi istituiti in tempi record). E ancora, medici, specializzandi, infermieri, ogni operatore sanitario. Ciascuno di loro è diventato fratello o sorella di chi soffriva sdraiato su un letto...

Alberto Zangrillo è direttore dell’unità di terapia intensiva generale e cardiovascolare e del Centro di Ricerca di Anestesia e Rianimazione presso l’Ospedale San Raffaele di Milano, Prorettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele e ordinario di Anestesia e Rianimazione. In queste poche pagine racconta come sono stati affrontati i mesi più difficili dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 all’interno del plesso ospedaliero presso cui opera. Leggiamo della nascita di due nuovi reparti di terapia intensiva all’interno di tensostrutture, del lavoro estenuante del personale (ma non si parli di eroismo, piuttosto di spirito di solidarietà di questi lavoratori che con sacrificio hanno onorato la professione sanitaria), del modulo organizzativo strutturale e gestionale basato su una progressività di intervento coerente con le richieste, dell’approccio terapico multidisciplinare (che giovani medici specializzandi hanno avuto l’opportunità di sperimentare), dell’importanza della ricerca per la messa a punto di protocolli terapeutici e di un vaccino. Certamente ci vorrà del tempo prima che le conseguenze di questa esperienza negativa restino solo un lontano ricordo, prima di poter rielaborare tutto. “La cosa più difficile è tornare a essere normali come se quasi nulla fosse accaduto”. E i numeri? I contagiati, i decessi, possono restituire la reale gravità del problema? Zangrillo ricorda (e non possiamo dimenticarlo) che i numeri non restituiscono solo la dimensione di un fenomeno, ma rappresentano soprattutto vite umane, perse o salvate, persone che ogni giorno avevano bisogno di vedere volti umani e di ascoltare parole di conforto, persone che non sono state mai lasciate sole. Questo instant ebook fa parte della serie Molecole, un progetto editoriale di Piemme edizioni che mira ad aggiornare i lettori su temi fondamentali ed attuali ai tempi del coronavirus.



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