Principe azzurro o Barbablù?

Principe azzurro o Barbablù?

Le relazioni sentimentali a 360°, sviscerate e analizzate alla luce delle teorie psicologiche e delle esperienze più recenti in materia di neuroscienza. I legami e le loro implicazioni: dalla necessità di costruirne uno alla modalità di legarsi nell’esperienza di coppia. L’illusione e la conseguente ricerca del Principe Azzurro deriverebbe secondo Anna Coda non tanto dall’immaginario favolistico/fiabesco, ma dalla relazione madre/figlio, le ripetute interazioni che l’adulto ha avuto da bambino con il genitore di riferimento diventano un modello per le sue future relazioni con l’altro sesso. Dall’attaccamento sicuro o viceversa ansioso e ambivalente, all’attaccamento evitante e distaccato, tre modelli di relazione che determinano diverse tipologie di coppia. Ma davvero noi donne abbiamo bisogno del Principe Azzurro in livrea e con cavallo bianco che viene a salvarci dal cattivo di turno?

Legami di coppia tout court, legami vitali e legami malati, sono il leitmotiv di questo interessante saggio, una incursione sulle relazioni amorose con tanto di consigli su come scegliere l’uomo giusto e soprattutto come evitare quello sbagliato. Da qui, la necessità di due archetipi: Principe Azzurro e Barbablù. Se è vero che in ogni donna alberga l’illusione di trovare l’anima gemella, quel predestinato che come nei migliori romanzi di Rosamunde Pilcher riesce sempre a superare le difficoltà e finisce per vivere felice e contento con la bella fanciulla di turno, magari anche in un bel castello scozzese come in quello della regina del rosa britannico (che per la cronaca è scomparsa alla veneranda età di 94 anni). È altrettanto vero che questa illusione è spesso destinata a infrangersi contro il muro della realtà, ben più cruda e prosaica di una fiaba di Perrault o delle telenovelas sudamericane che negli anni ’80 e ’90 hanno imperversato sulla televisione italiana, forse contribuendo ad alimentare questa illusione. Secondo Anna Coda – psicologa, psicoterapeuta e mediatrice familiare vicentina – è dall’idealizzazione della figura del compagno/a che dipende l’infelicità della coppia, spesso incapace di andare oltre una prima fase che è quella zuccherosa dell’innamoramento. E Barbablù? Il cattivo della favola che tuttavia ha anch’essa un lieto fine, seppur la moglie scampi all’ira di Barbablù ma si ritrovi vedova, viene descritto con un preciso identikit: affascinante almeno in prima battuta, egocentrico e con un disturbo narcisistico della personalità. Con una prosa facile e scorrevole l’autrice riesce a trattare più temi anche complessi ma in maniera chiara, sintetica ed efficace. Consigliato, non soltanto a chi vuole smettere di collezionare delusioni d’amore.



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