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Promesse

Arriva un momento nella vita di ogni coppia in cui si decide di rendere ufficiale il proprio legame. E questo momento è arrivato anche per Lincoln Rhyme e Amelia Sachs. Per un avvenimento così speciale, dopo anni di relazione e vista l’indipendenza dei due, hanno voluto esagerare e sposarsi in un posto speciale, in Italia e precisamente a Bellagio, sul lago di Como. Sono presenti tutti i loro più cari amici, che sono poi i loro collaboratori. Rhyme, che dopo vari interventi ha riacquistato un minimo di mobilità almeno agli arti superiori, non può comunque fare a meno di Thom Reston, suo assistente e angelo custode, c’è poi Lon Sellito con la fidanzata Rachel, Ron Pulansky che resterà per tutti la recluta sebbene non lo sia più da tempo e Mel Cooper con fidanzata. Per la famiglia ci sono Rose, la mamma di Amelia, e Pam, che ormai praticamente è una sorella minore. Agli invitati è stato regalato un soggiorno a Courmayeur, i neosposi e l’indispensabile Thom resteranno invece a Bellagio. La fama di Rhyme evidentemente lo precede – o lo insegue, a seconda dei punti di vista – e una donna nella hall dell’albergo ferma Amelia, proponendole un lavoro di investigazione… Rientrati in America i due riprendono la loro vita normale, nello specifico sono in Florida, dove Rhyme tiene delle lezioni di tecnica forense alla polizia della contea. Al termine di una conferenza Preston Gillette, poliziotto locale, avvicina il consulente e gli chiede se come ringraziamento per la partecipazione preferisce un buono per una cena a base di aragosta o l’accesso ai verbali del caso di uomo la cui morte è sospetta. Rhyme non ha particolari propensioni per le specialità culinarie, mentre per i casi di difficile soluzione sì e non avendo impegni a New York, decide di restare e dare una mano a sciogliere il mistero della morte di Stephen Nash…

Forse per la brevità dei racconti o per la leggerezza, sia pur impeccabile, dei due casi non ho trovato qui il Deaver consueto, quello che ti tiene sulla corda ad ogni riga. Nel primo racconto, come già accaduto nel precedente Il valzer dell’impiccato (ambientato prevalentemente a Napoli), il caso sembra quasi un pretesto per raccontare l’Italia. L’amore che l’autore americano nutre per il nostro Paese è noto e dichiarato, come del resto la sincera amicizia che lo lega e lo ha legato ad alcuni dei nostri più validi scrittori. La cosa buffa, ma d’altronde Deaver è pur sempre americano, è l’attribuzione geografica del cibo e soprattutto degli alcolici. Tornando al plot giallo, nel primo racconto pur nella precisione che è abituale all’autore la mancanza del consueto metodo d’indagine basato sull’analisi delle prove fisiche si fa un po’ sentire. Diverso il secondo, in cui, pur trovandosi nella medesima situazione, Rhyme riesce ad applicare la sua logica ferrea al pensiero e a usare anche qualche rudimento di cinesica – studio del linguaggio del corpo di cui è esperta Kathryn Dance, altro personaggio di Deaver – che insieme gli permettono di individuare chi sta mentendo portandolo a confessare. Resta notevole (e anzi si rafforza) l’evidente versatilità di uno scrittore che non si lascia intimidire da nessuna sfida, né tantomeno da una pagina bianca.