Psychokiller – Nella mente dell’assassino

Psychokiller – Nella mente dell’assassino

A Milano, come in tutte le metropoli, succedono un sacco di cose e non tutte arrivano sulle pagine dei giornali e negli studi televisivi. Non nell’immediatezza dei fatti, perlomeno. Per esempio una rapina ad una banca in pieno centro, senza morti e feriti, ma con un rilevante bottino, mentre in giro c’è un assassino che ha già ucciso delle donne, entra in casa senza effrazioni, le violenta e le uccide. Quando Diego Ruiz, capo dell’antirapina, alcolista che riesce ancora a essere lucido durante il giorno, entra in questura, capisce che la giornata è partita male. C’è agitazione, c’è stata una rapina e c’è un morto nuovo, che non rientra nello schema del killer che stanno cercando. In banca si capisce subito che non sarà facile risolvere il caso, la HRG è una banca di secondo livello, non c’è il pubblico, non ci sono sportelli, una banca per le banche e quando il portavalori ritira i sacchi i soldi sono davvero tanti. Nello specifico quattro milioni in valute diverse. Dopo il sopralluogo, sempre accompagnato dal mal di testa post sbronza, Ruiz con Tedesco rientra in questura e a peggiorare le cose Messina, il capo della mobile, lo convoca nel suo ufficio per fargli una ramanzina. Il direttore della banca si aspetta delle scuse per come è stato trattato da Ruiz, e le ha chieste direttamente a Messina che è un suo caro amico così come lo è il questore. Quando finalmente, scocciato più che intimorito, il commissario rientra nel suo ufficio, trova un pacchetto che è stato recapitato nel frattempo. Lo apre. Contiene una pen drive e un biglietto. Nella pen drive le immagini dell’omicidio della donna di cui gli hanno parlato poco prima, nel biglietto una sfida diretta a lui. “Devi prendermi prima della fine del lavoro”…

Paolo Roversi è un nome più che noto nell’ambito editoriale italiano e straniero: i romanzi one-shot sono a quota sei, poi c’è la serie di Radeschi, una serie di saggi e un romanzo per ragazzi; ha ideato il premio Nebbia Gialla, che da anni ospita i nomi più prestigiosi sia italiani che stranieri e il sito omonimo, specializzato in letteratura di genere oltre a sceneggiature e altro. E in questo romanzo c’è molto di più di quanto ho accennato nella trama: i comprimari di Ruiz alla questura di Milano, le vittime, gli assassini e una profiler romana, mandata in missione a Milano. Difficile parlare di Psychokiller senza rischiare lo spoiler, quello che si può dire è che anni e anni di mestiere fanno sì che la scrittura sia davvero ottima, colpi di scena calibrati per tenere il lettore inchiodato, inseriti in capitoli brevi ma succosissimi. I personaggi come dicevo sono tanti, spicca però la figura della profiler, Gaia Virgili, giovane e brillante analista in forza alla UACV – Unità Analisi Crimini Violenti – e vengono fuori sulla distanza le figure dei poliziotti, chi con un problema chi con un altro, inquietanti tutto sommato ma estremamente realistici. Bella anche l’idea di indicare la posizione dei vari accadimenti, portando il lettore in giro per Milano, città di adozione dello scrittore, già sfondo delle storie di Radeschi – il giornalista hacker – in cui tutto può succedere e il più delle volte succede davvero.

LEGGI L’INTERVISTA A PAOLO ROVERSI



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