Qualcosa per cui vivere

Qualcosa per cui vivere

Andrew è un tipo tranquillo; ha lo stesso lavoro da anni, vive in un appartamento fin troppo modesto e ha poche, rarissime interazioni a livello umano. A lavoro, però, sembrano pensarla diversamente: a causa di una bugia detta sovrappensiero, Andrew risulta essere un uomo sposato con la bella Diane, padre di Stephanie e David. Una bugia che si è ingrandita nel corso del tempo, fino a inghiottirlo, costringendolo a inventare aneddoti, allergie, liti con la moglie. Tutto fila liscio per anni, fino a quando la relativa quiete di Andrew viene spezzata dall’arrivo di Peggy, nuova collega che lo affiancherà nelle sue giornate di lavoro. Niente di troppo strano, se non fosse che Andrew per vivere si occupa dei cosiddetti “funerali di povertà”, svolgendo ispezioni nelle case di tutte quelle persone morte in solitudine, dimenticate da tutti, al cui funerale Andrew è spesso l’unico spettatore. Una sequela di vite ai limiti che spingono i due ad avvicinarsi sempre di più, portando Andrew, ormai abituato alla solitudine, a scalfire la sua corazza fatta di bugie, allontanandosi dalla sua vita immaginaria per vivere, passo dopo passo, quella reale. Un’evoluzione lenta, accelerata da un imprevisto: il capo di Andrew decide di organizzare una serie di cene a casa delle rispettive famiglie per migliorare lo spirito di squadra. Andrew si ritrova così dinanzi a un bivio: allargare la sua bugia o, finalmente, dire tutta la verità...

Roper ha creato, quanto coscientemente non è dato saperlo, un sequel in versione maschile del fortunatissimo romanzo di Gail Honeyman Eleanor Oliphant sta benissimo. Andrew, come Eleanor, vive in uno stato di assoluta solitudine, in cui il suo unico sbocco sul mondo sono un forum di appassionati di trenini elettrici, con cui chatta ogni giorno, e i suoi colleghi. Come Eleanor, ha un rapporto a dir poco complicato e doloroso con la sua famiglia, in particolar modo con la sorella, Sally, con cui porta avanti rapporti di pura circostanza. E soprattutto, come nel libro della Honeyman, anche in questo il lettore percepisce fin dalle primissime pagine un trauma, un evento del passato di Andrew che lo ha spezzato a tal punto da renderlo un’isola, che lo manda in mille pezzi al solo sentire Blue Moon di Ella Fitzgerald. Il romanzo ha un ritmo meravigliosamente scorrevole e alterna situazioni estremamente tragiche e altre quasi comiche, senza mai, però, sfiorare la leggerezza. Il rapporto tra Andrew e Peggy è di una tenerezza disarmante e si intuisce fin da subito che la giovane donna sarà ben più che la sua unica amica, trasformandosi in un motivo di salvezza per il protagonista. Insomma, se avete amato l’eccentrica Eleanor, Andrew non farà eccezione. Perché in fondo, ogni potenziale lettore può riconoscersi in Andrew: tutti, almeno una volta, hanno avuto paura di rimanere soli. Questo è il forte messaggio che Richard Roper urla a gran voce, un manifesto della solitudine delicato, ma molto chiaro, assolutamente da non perdere.



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