Quando

Per più di trent’anni Giovanni ha abitato quella stanza nel reparto dei lungodegenti, steso su un letto come corpo inerte, dopo aver subìto un trauma cranico ed essere entrato in coma. L’incidente è accaduto il 13 giugno del 1984. Insieme al padre Ettore e ai militanti della sezione erano andati in piazza San Giovanni ai funerali di Berlinguer, di cui era stata annunciata la morte la sera dell’11 giugno. Con lui c’era anche Flavia, la fidanzata, che dopo anni di militanza in Lotta Continua e nei movimenti di fine anni Settanta aveva scelto di stare con il Pci quando nel ’68 Berlinguer, per la prima volta, aveva preso le distanze dall’Urss, condannando l’intervento sovietico in Cecoslovacchia. Del resto la sua cultura libertaria e antiautoritaria non poteva non accogliere quell’ideale di un “socialismo dal volto umano” che sembrava prendere corpo nel paese di Dubček. Quel giorno, poco prima che prendesse la parola Nilde Iotti, il pesante bastone di legno che teneva lo striscione dei compagni lo colpì in testa, spegnendogli la vita. Nel corso degli anni di lui si è presa cura amorevolmente suor Giulia, anche lei presente in piazza quel giorno, anche se era solo una bambina di dieci anni. E adesso Giovanni si risveglia dal coma, e non ha più vent’anni. Il suo corpo è cambiato, il mondo non è più lo stesso. Dove sono i suoi genitori, Flavia, la donna con cui avrebbe voluto avere una famiglia e vivere tutta la vita, i suoi amici, i compagni della sezione del quartiere? Daniela, una psicologa, e suo figlio Enrico, ma anche suor Giulia, saranno al suo fianco per aiutarlo a tornare alla luce dopo anni di buio, riprendere la vita interrotta, ricongiungere il passato con il presente, nella speranza di volgere lo sguardo al futuro…

La citazione di Kent Haruf in esergo, tratta da Le nostre anime di notte, esprime praticamente tutto il senso di Quando: un romanzo denso, suggestivo, che ammanta come un velo di raso delicato e prezioso pelle e cuore, che stimola intellettivamente. Non è solo la narrazione della vicenda tragica di un ragazzo che a causa di un incidente entra in coma all’età di vent’anni, risvegliandosi inspiegabilmente dopo aver superato i cinquanta, è soprattutto Storia, intesa come memoria, celebrazione di un’epoca trascorsa, psicologia, considerazioni sociologiche e religiose, riflessioni sulla natura umana. In quel lontano 1984 si spegneva Enrico Berlinguer, forse qualcuno conserva ancora la copia dell’Unità, con il titolo “Addio” in rosso, e sotto la foto del segretario del Pci, sostenitore della necessità del “compromesso storico” tra forze comuniste, socialiste e cattoliche, ispirato dal tentativo fallito di Salvador Allende e della coalizione di Unità popolare in Cile, contestato da molti esponenti del suo partito per aver consumato lo strappo con l’Urss. Oggi il Pci è diventato altro, i regimi autoritari hanno ceduto il passo alla democrazia, anche in Cile c’è la libertà (Pinochet è caduto), il muro di Berlino è stato abbattuto, fine dei Paesi socialisti, dell’Urss. Fine di un ideale. Nel nuovo millennio in cui si sveglia, il mondo è cambiato. Nuovi modi di vivere, di comunicare, la connessione con tutto il mondo ad opera di un device, eppure più solitudine nelle persone. Giovanni non conosce il significato della scritta “Totti” tatuata sul braccio del fisioterapista, si è perso gli eventi tragici della storia. Ricorda l’assassinio di Pio La Torre, ma chi erano Marco Biagi, Massimo D’Antona, Rita Atria, di cui legge i nomi nelle targhe commemorative dei viali interni di Villa Paganini, dove passeggia con Daniela? Svegliarsi adulto-bambino e dover trovare un equilibrio tra passato, presente e futuro, riacquistare la propria identità. La psicologa lo aiuterà seguendo il pensiero di Ernst Bloch, lavorando per indovinare ciò che deve venire, sapendo quello che è stato e pronti a ridisegnare il mondo intero con l’ambizione di un “mutato voler pensare”. Ma al suo fianco ci sarà anche Giulia, una suora niente male, cresciuta a pane e comunismo, amante di John Steinbeck, Cormac McCarthy, Flannery O’Connor, il dubbio, anche per la fede, come motore della sua coscienza e quell’amico (o forse qualcosa di più?) immobile come unico confidente silenzioso. Ma la vita ha spazzato via tutto. Il padre non c’è più, la madre fissa il mare tutto il giorno, senza parlare, in una clinica per malati di Alzheimer, Flavia si è ricostruita una vita con Tommaso, anche se il suo cuore è rimasto sempre accanto a lui, e poi Francesca, la figlia che non sapeva di dover avere. Il segreto che Flavia gli avrebbe rivelato presto, ma che il coma gli ha impedito di fare. La figlia che decide di continuare a guardare avanti. E poi Giovanni e Daniela, il futuro. Vogliono smentire Eraclito, immergendosi nel fiume della vita seguendone velocità e flusso, consapevoli che non si può rivivere l’esperienza dell’acqua al tempo della prima immersione, ormai trascinata via dalla corrente, per sempre. Quando è un romanzo ben strutturato, interessante, che rivela cultura e profondità di significati.

 


 

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