Quando il cielo vuole spuntano le stelle

Il suo villaggio si chiama Gulu Station ma, a differenza di quanto il nome potrebbe far pensare, non si tratta di un luogo importante. A dir la verità, poi, una stazione lì proprio non esiste. In quel villaggio non si ferma alcun treno e nessuno, da quelle parti, ha mai sentito il fischio di una locomotiva. Il nome è nato anni prima, quando un signore bianco, il topografo Milliken, si è fermato in quel villaggio, che all’epoca si chiamava solo Gulu, dicendo che stava studiando, insieme alla sua squadra, la possibilità di rendere quel luogo uno dei punti in cui il treno si sarebbe potuto fermare nella sua corsa verso il nord. Alla fine, i binari non sono mai passati in quella zona, ma il nome è rimasto. Il suo sogno è quello di andare a Roma, come ha fatto Bros che, il giorno in cui è tornato dalla città in cui vive il Papa, aveva con sé una grande quantità di scatoloni. Aveva impiegato un sacco di tempo a scaricarli ed erano tutti dello stesso colore. Bros ha trasformato la casa di suo padre, che era tutta una crepa, e l’ha intonacata e dipinta di un bel blu elettrico che si nota da lontano. Poi ci sono anche i cavi dell’elettricità e tantissime lampadine che splendono. Bros ha portato musica, cibo, danze e ha condiviso i suoi doni e i suoi denari con tutti gli abitanti di Gulu Station. Ha fatto installare un televisore a casa di suo padre e ha tenuto la TV accesa sui programmi stranieri. Tutti lì dicono che Bros è un bravo figlio, capace di rendere orgogliosi i suoi genitori e tutti gli abitanti del villaggio. Ecco, anche lui vuole che tutti siano orgogliosi di lui e per questo vuole andare a Roma. Racconta il suo desiderio a Nene, la persona che lo ha cresciuto come un figlio quando entrambi i suoi genitori sono morti. Nene non ci vede, ma riesce a riconoscere le banconote toccandole e sa andare nella foresta da sola a cercare foglie ed erbe, con cui cura animali e persone. Nene lo rassicura e gli dice che, ovunque lui decida di andare, gli occhi di lei non lo abbandoneranno mai e veglieranno su di lui. Quindi, non deve affatto preoccuparsi…

Un viaggio, una traversata prima lungo il deserto, poi per mare. Un percorso individuale che diventa collettivo e racconta storie diverse: c’è chi lo intraprende per ricongiungersi con il proprio amore e chi vuole diventare una star del calcio, chi tenta la fuga da un passato di bambino-soldato e ripugna la guerra e chi desidera aiutare economicamente la famiglia. Uno dei fenomeni più tristemente famosi della realtà odierna, la traversata del Mediterraneo da parte di chi ha intenzione di sfidare i pericoli del mare per offrirsi un futuro diverso, raccontato da un punto di vista singolare, quello di chi questa traversata ha deciso di compierla. E.C. Osondu, scrittore nigeriano piuttosto noto in patria, offre al lettore una storia intensa fatta di volti che si sfiorano, vissuti che si intrecciano, paesaggi che mutano e portano con sé lingue ed usanze diverse. Attraverso la voce del protagonista - giovane orfano africano che, dopo la morte dell’amata Nene che lo ha accudito come se fosse stato figlio suo, decide di abbandonare la sua terra e recarsi a Roma, la città in cui ogni cosa è possibile - Osondu presenta le tappe di un difficile pellegrinaggio verso l’ignoto, di un cambiamento complesso ma indispensabile, che altro non è che metafora della vita e, nello specifico, del passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Tra fiaba e leggenda, suoni e colori di un non meglio identificato paese africano, il lettore viene preso per mano e condotto lungo un percorso che lo porterà a confrontarsi con le speranze e i desideri dei migranti, che cercano di sopravvivere alle asprezze del viaggio che hanno intrapreso affidandosi alla forza del racconto. Ecco allora che chi legge non trova i resoconti delle violenze e delle brutture in cui i viaggiatori si sono inevitabilmente imbattuti, ma respira unicamente la speranza di giovani impauriti che condividono i loro desideri e i loro ricordi per farne scudo contro l’ignoto e ciò che li attende. Poche pagine ricche di umanità che raccontano di un mare capace non solo di creare divisioni, ma anche solidarietà e spirito di comunione; poche pagine che chiedono a chi le legge di fare un piccolo sforzo e cercare di comprendere, una volta tanto, chi quel mare ha deciso di affrontarlo per ricominciare a sognare.

 


 

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