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Quando mi troverai

Quando mi troverai

New York, fine anni ’70. È arrivata la cartolina, finalmente: la mamma potrà partecipare a quel quiz televisivo che le piace tanto. Il giorno è scritto a penna, in fondo: 27 aprile 1979. Proprio come aveva predetto lui. Ora lei e Richard, il fidanzato della mamma, trascorrono le serate ad aiutarla nella preparazione del quiz: hanno ventuno giorni. Con i soldi che la mamma vincerà – perché ormai lo sperano così tanto che una sconfitta non è immaginabile – faranno un viaggio in Cina, con una macchina fotografica nuova, compreranno un televisore e la moquette per la stanza di Miranda. Nel quartiere dove abita, Miranda sa come muoversi e che cosa è bene fare per evitare di trovarsi nei guai, per esempio chiedere che ore sono a chi ti segue, o prepararsi le chiavi di casa in modo da non doverle cercare a lungo davanti al portone. Anche se qualche volta non tutto va liscio, come quel giorno in cui Sal, il suo migliore amico da quando erano piccolissimi, è stato picchiato da uno dei soliti ragazzi che ciondolano vicino al marciapiede. Chissà perché. Tra l’altro, adesso che ci pensa, è quel giorno che è iniziato tutto. Compreso il lento rovinarsi della sua amicizia con Sal. Se dovesse raccontare la storia dall’inizio, come le è stato chiesto, dovrebbe partire proprio da lì…

Miranda ha dodici anni ed è “una bambina con la chiave”, cioè una ragazzina che ha già le chiavi di casa, perché sua mamma torna dal lavoro molto più tardi di quando lei rientra da scuola. È una condizione che ha i suoi vantaggi, per esempio la possibilità di sgranocchiare patatine in attesa della cena o la libertà di stare un po’ in pace, come gli adulti. Non fosse che il mistero fa irruzione nella sua vita, attraverso dei bigliettini scritti da chissà chi, che parlano di cose che devono ancora accadere e, puntualmente, accadono. In questo romanzo difficile da definire, perché si muove con disinvoltura tra i generi letterari, Rebecca Stead cerca di afferrare la realtà, quello stato delle cose – mutevole, complesso – che possiamo vedere soltanto se ci liberiamo dal pregiudizio e dalla comodità di selezionare soltanto ciò che ci piace o ci somiglia. I periodi brevi, i capitoli quasi fotografici, la scrittura semplice, fanno scivolare dentro la storia e restituiscono le emozioni più sottili. Piacerà a chi non ha paura di sorprendersi, a chi si prende cura dell’amicizia, a chi si fa un’idea e poi è capace di cambiarla, ai coraggiosi che hanno paura. Newbery Medal nel 2010, anno della sua prima pubblicazione.