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Quando ti chiamano terrorista

Quando ti chiamano terrorista

Patrisse nasce a Van Nuys, un distretto di Los Angeles. È nera e fin da piccola inizia a conoscere i soprusi della polizia bianca verso le persone che hanno il suo stesso colore di pelle: ha appena nove anni quando vede i suoi fratelli Paul e Monte e i loro amici quattordicenni aggrediti da alcuni agenti solo perché erano in gruppo per strada. Quello è il primo di numerosi episodi di predominio razziale a cui è costretta ad assistere Patrisse. Lei stessa è stata arrestata all’età di dodici anni perché in possesso di erba: nella scuola di bianchi in cui è abituata ad andare tutti fumano, ma nessuno viene arrestato per questo. Patrisse comincia da piccolissima a maturare la consapevolezza che lei e le persone con il suo stesso colore di pelle subiscono trattamenti diversi, patisce in prima persona il frutto di una politica e di un’amministrazione della giustizia razzista. Suo fratello Monte finisce in carcere più di una volta e, nonostante gli sia stato diagnosticato un disturbo schizo-affettivo, il sistema americano preferisce lasciarlo lì a subire torture inenarrabili, a vivere in condizioni disumane, piuttosto che curarlo in una struttura apposita. Patrisse e la sua famiglia non si arrendono, né alla sorte di Monte, né a quella di tutti i fratelli e le sorelle afroamericane che ogni giorno e ogni notte rischiano la vita solo per il fatto di essere nati neri. Cosa si può fare per iniziare a chiedere giustizia per i reati impuniti delle forze dell’ordine contro i neri americani? Cosa si può fare per chiedere condizioni di vita pari a quelle dei bianchi? Si può iniziare a far sentire la propria voce. E così Patrisse, insieme ad altri organizers, fonda il Black Lives Matter...

Quando ti chiamano terrorista è il doloroso e resiliente memoir della fondatrice di Black Lives Matter. A metà tra un’autobiografia e un saggio di costume, il romanzo di Patrisse Khan-Cullors ci ricorda che il divario razziale non è un ricordo dell’apartheid, bensì un fenomeno ancora concreto e tangibile, come i proiettili che hanno ucciso decine di afroamericani senza un motivo, se non quello di essere neri. I numerosi omicidi che negli anni sono stati commessi da poliziotti bianchi nei confronti di persone di colore, non sono altro che il sintomo di una malattia radicata nella cultura degli states e Patrisse, con la collaborazione di Asha Bandele, offre un’analisi sociale, politica e culturale del fenomeno razziale statunitense. Il movimento Black Lives Matter nasce da un hashtag usato in un momento di indignazione su Facebook e piano piano diventa un progetto politico e sociale di respiro internazionale. Patrisse, Opal Tometi e Alicia Garza (le fondatrici del movimento) partono dall’assunto che la vita dei neri sia lotta continua per la sopravvivenza, giacché il colore della pelle rappresenta un pretesto legittimato dal sistema per spararti contro. Ecco perché, al grido di Black Lives Matters, rivendicano il riconoscimento alla stessa giustizia dei bianchi, ma soprattutto allo stesso diritto di camminare per strada. Il colmo della storia è che, nonostante le lacrime, le ingiustizie e la fatica nel portare avanti un progetto di questo tipo, il movimento BLM è stato accusato di terrorismo. Viviamo in un mondo insensato, si sa, dove se spari e uccidi senza motivo una persona nera resti impunito, mentre se scendi in piazza a protestare per il diritto di vivere, sei un terrorista. Ma questo è un paradosso al quale non ci si può arrendere. Patrisse e le sue colleghe non si arrendono e non si arrenderanno mai, finché il loro grido di battaglia non sarà tradotto in gesti politici concreti. Finché tutte le vite dei neri conteranno davvero.