Quasi tutto velocissimo

Quasi tutto velocissimo
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Quel pomeriggio dopo diciassette ore di viaggio, Albert, sebbene non ne sia così sicuro, suona il campanello di una casa di Königsdorf. E non è una novità, se non per il fatto che sono trascorsi due mesi da quando ha sostenuto l’esame di maturità. È dall’età di tre anni che torna periodicamente in quella cittadina dell’Alta Baviera, prima con una suora del Sant’Elena, l’orfanotrofio, e poi da solo, per fare visita al padre, Frederick Arkadiusz Driajes. Ma questo sarebbe stato il suo ultimo ritorno, un dernier-vu. A Fred, l’eroe dell’incidente d’autobus del ’77, sono stati diagnosticati solo pochi mesi di vita. Albert si era reso conto, per la prima volta, di quanto poco capisse il padre, a soli cinque anni e benché avesse sperato in un cambiamento, tutto era rimasto come al solito. Fred era rimasto Fred, un Klöble, ossia “un tipo rozzo, un ingenuotto”, ma forse l’unica speranza di avere risposte a tutte quelle domande che per anni lo avevano perseguitato. Quali erano le sue origini? Dov’era la sua famiglia? Chi era sua madre e perché lo aveva abbandonato? Un paio di giorni prima del suo quattordicesimo compleanno, nella soffitta della villetta di Königsdorf, Albert trova una foto risalente al 1983, l’anno della sua nascita. Lo scatto ritraeva Fred e una giovane donna dai lunghi riccioli rossi. Si tenevano per mano. La Rossa poteva essere sua madre? Erano anni che vestiva i panni di un giovane detective ma si era imbattuto solo in indizi che non avevano portato a niente, raccogliendo solo “briciole di Hänsel”. Così Klondi, una ceramista vicina di Fred, chiamava le malefiche tessere di quel puzzle che è la vita. Ma con determinazione e non senza difficoltà arriverà a conoscere la verità. Prezioso sarà l’aiuto di Klondi, dell’ex fidanzata Violet, suor Alfonsa e Fred…

Quasi tutto velocissimo, titolo originale Meistens alles sehr schnel, edizione italiana affidata alla traduzione di Scilla Forti, è un romanzo caleidoscopico che non può non attirare l’attenzione. La struttura narrativa, abilmente elaborata dall’autore, evidenzia una natura cangiante che va dalla storia d’amore alla saga famigliare, fino a lambire le sponde del noir. Nel libro emergono temi sociologici importanti, anche poco edificanti, su cui Kloeble proietta un fascio di luce diretto. Innanzitutto Albert deve gestire il rapporto con il proprio passato, che continua a presentarsi al suo cospetto rendendo torbido lo scorrere della vita, nonché relazionarsi con un uomo affetto da un grave ritardo mentale e che per anni ha creduto essere il padre. Nonostante ciò si renderà conto di amarlo veramente e con convinzione lo accompagnerà nel suo ultimo viaggio terreno. Ragazzo dallo spirito inquieto, vuole trovare a ogni costo la donna che lo ha messo al mondo, per elaborare e capire il perché dell’abbandono. E ancora, si leggono pagine di un amore incestuoso tra Jasfe e il fratello Josfer, figli di Anne-Marie e Nick Habom. Questi ultimi sono i capostipiti della linea genealogica che dal lontano 1912, attraverso Anni e Julius, anch’esso innamorato della sorella, arriva fino al presente di Albert e Fred. C’è perfino un omicidio e l’incendio della casa degli amanti incestuosi. Il tutto è raccontato con un linguaggio diretto che non disturba. Sul piano narrativo il plot è ben strutturato e il lettore viaggia nel tempo tra presente e passato. I due piani temporali si alternano di continuo nelle nove parti in cui è suddiviso il libro, e come due affluenti finiranno per unirsi sgorgando in un epilogo sorprendente. Non si può non essere coinvolti ed incuriositi dal flusso narrativo nato dalla penna di Kloeble, e di pagina in pagina non può non crescere il desiderio di leggere come andrà a finire.



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