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Quattro novelle sulle apparenze

Una domenica di fine marzo, Baratto sta giocando una partita di rugby; un paio dei suoi lanci non vengono ricevuti dai suoi compagni, che pensano soltanto a discutere con l’arbitro. Baratto decide di abbandonare il campo e tornare negli spogliatoi, dove nemmeno l’allenatore, arrivato di gran carriera col sigaro in bocca, riesce a fargli cambiare idea. L’unica frase che Baratto pronuncia è “Tu fumi e ti verrà il cancro”. Chiude gli occhi e trattiene il fiato, come si fa durante l’apnea. Non parlerà più… Emanuele Menini è solito esprimere ad alta voce i suoi pensieri “sulla condizione delle cose lungo la strada dove abitava, la via Emilia”. La pianura in cui abita, in cui la ventilazione è impedita da una linea di montagne, è spesso avvolta da una nube che disperde la luminosità in miriadi di riflessi. Menini, che dipinge insegne e paesaggi, riflette spesso sulla dispersione della luce e sui contorni delle ombre che rendono le cose tremolanti e quasi irreali… Uno studente universitario di letteratura, cerca di capire “cosa vogliano dire i libri, e cosa vogliano dire i professori che parlano di letteratura”. Presto si rende conto che i professori non parlano per vantare quello che c’è scritto nei libri, ma soltanto per vantare se stessi di averlo capito. Preso dalla vergogna e dal dubbio, perché lo studente continua a non capire di cosa parlano i libri, tronca con l’università e si trasferisce in un piccolo appartamento di periferia in condivisione con una giovane donna senza professione che non ha mai letto un libro in vita sua. Qui può leggere tutti i libri che vuole per tentare di capirli… Al parco di Neuilly-sur-Seine, di domenica, suo figlio inizia a contemplare una motocicletta Yamaha posteggiata sull’erba. Il padre non capisce come una vista tanto banale possa causare tanta meraviglia. Tornato a casa, inizia a stendere un memoriale, per chiedersi “cosa mai può essere accaduto…

I quattro racconti di Gianni Celati, che si inseriscono nel solco della novella filosofica, sono una specie di epifania in negativo del mondo. Nonostante i rivolgimenti sociali, culturali e soprattutto tecnologici che, negli ultimi decenni, hanno trasformato alla radice la realtà in cui viviamo, questi racconti, pubblicati per la prima volta nel lontano 1986, sono ancora attualissimi per i quesiti che compongono. I protagonisti, quattro uomini comuni che vivono vite ordinarie, reagiscono alle “apparenze” del mondo in modi che alla gente comune potrebbero sembrare folli: Baratto ammutolisce, Menini osserva i paesaggi, lo studente universitario annega nella lettura, il padre inizia a odiare il figlio. A volte, se si riflette sulle complesse dinamiche che controllano l’esistenza umana, è naturale chiedersi cosa c’è “all’orizzonte”, dietro i cerimoniali, le abitudini e gli oggetti della vita quotidiana. Le parole non hanno senso – secondo Baratto “dentro, nella testa, non c’è niente, succede tutto all’esterno” –, il mondo è un movimento sconclusionato di forme che la mente non è in grado di immobilizzare, il tempo che si consuma durante la scrittura è un’ombra senza sostanza, il viaggio terreno di ogni uomo non contempla alcuna meta – il padre si domanda “Ma chi può dirlo dove un uomo sta andando? Spesso, si crede di saperlo, ma è un errore”. Celati pone dubbi e interrogativi universali per i quali non esiste risposta definitiva; i suoi lettori, come i suoi personaggi, vagheranno nel vuoto alla ricerca di un assoluto, un “risveglio”, che forse, un giorno, deciderà di rivelarsi.