Quel che affidiamo al vento

Quel che affidiamo al vento

Yui è arrivata prima dell’alba, ha scaricato dall’auto cinquanta metri di teloni di plastica, il nastro isolante, i chiodi ed il martello, e si è messa al lavoro. Hanno lavorato senza posa per oltre due ore, lei – per avvolgere nei teloni la cabina, la panchina, il cartello d’ingresso ed il piccolo arco che indica la direzione - ed il vento, che ha continuato a colpirla senza sosta. Solo alla fine si è seduta esausta sulla panchina, avvolta come un baco da seta, pensando che se il mondo cadrà, lei cadrà con lui; ma se ci sarà anche solo una possibilità di tenerlo in piedi, lei spenderà fino all’ultimo granello di energia per aiutarlo. Yui ha lunghi capelli neri, ma biondi sulle punte, come una ricrescita che parte dal fondo per guadagnare la cima. Da quando sua madre e sua figlia sono state risucchiate, l’11 marzo 2011, dal disastro del mare, durante lo tsunami, non li ha più tinti ed il colore dei suoi capelli ha finito per raccontare la durata del suo lutto. Se Yui è sopravvissuta, lo deve soprattutto a quel giardino, Bell Gardia, alla cabina bianca con la porta pieghevole e al telefono nero poggiato sul ripiano accanto al quaderno. Il telefono non è collegato, semplicemente trasporta le voci nel vento e chiunque abbia perduto qualcuno può venire in qualunque momento a parlare con chi è nell’aldilà. Proprio lì, a Bell Gardia, dove ha cominciato a venire in maniera regolare, dopo averne sentito parlare per la prima volta alla radio presso la quale lavora, ha conosciuto, tra gli altri, Takeshi, un medico di Tokyo, che ha una bambina di quattro anni, muta dal giorno in cui la madre è morta. Ed ora la cabina e tutto il resto sono in pericolo lì a Bell Gardia, dove si sta per abbattere un violentissimo uragano. In quella zona gli uragani sono consueti, soprattutto in estate, come le ha spesso raccontato Suzuki-san, il guardiano di Bell Gardia. Ma questa volta il tifone si preannuncia terribile e pare che Suzuki-san sia stato ricoverato in ospedale per accertamenti, perché ammalato. Se lui quindi non può difendere quel luogo, chi lo farà? Ecco perché Yui si trova lì ed ha appena passato nuovamente in rassegna i ganci con cui ha assicurato i teloni alla cabina. A costo della sua vita, che vale poco più di nulla, non lascerà che accada del male a quella cosa ed al luogo che ne consegna la voce…

La scrittura di Laura Imai Messina, dolce e discreta, conduce il lettore, come sempre, nella delicata cultura giapponese e racconta una storia di dolore, di lotta e di resilienza e lo fa con una penna talmente leggera e riguardosa da trasformare ogni parola in toccante poesia. È un viaggio nel dolore - e nella accettazione del dolore di ogni sua sfumatura - ed una storia di speranza, la speranza di trovare, pur nei momenti di maggior disperazione, nuove opportunità, nuove strade, nuovi inizi, nonché la speranza di ritrovarsi. Il giardino di Bell Gardia, che custodisce al suo interno una cabina telefonica alla quale lasciare le proprie parole ed i propri pensieri, è il punto di incontro di chi ha nel cuore una profonda pena, di chi ha la necessità di un luogo fisico per curare il dolore della propria perdita, per dire finalmente le parole forse mai pronunciate; è un ponte tra chi parte e chi resta ed uno spazio di conforto al quale affidare parole e soprattutto silenzi. Attraverso la storia di Yui e Takeshi ed attraverso la loro sofferenza, insieme a quella delle altre persone che si recano al telefono del vento, si racconta la vita, si racconta la rinascita, che non deve essere sfiduciata rassegnazione, ma presa di coscienza ed accettazione e valorizzazione del cambiamento. La morte, nel racconto, è presentata in modo estremamente composta; l’amore è declinato in varie forme e raccontato con gentilezza; ogni abbraccio tra i vari personaggi è supporto e cura. Ed il punto di arrivo cui ciascuno tende è la capacità di trovare in sé quel luogo nel quale curare il proprio dolore e rimarginare le proprie ferite, dopo essersi ricuciti la vita. Laura Imai Messina riesce a parlare all’anima del lettore e lo fa con la compostezza e l’eleganza di chi sa di trattare un argomento delicatissimo, le sue parole sono carezze che scaldano il cuore ed invitano a riflessioni importanti, delle quali fare tesoro.



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