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Quel che rimane

Quel che rimane

Fred Cheney e Deborah Harvey sono la quarta coppia scomparsa nel giro di appena tre anni. Le tre coppie che li hanno preceduti non sono state fortunate: ritrovate dopo più di un anno in un bosco, ridotte a poco più che scheletri. Un modus operandi, quello di lasciare i cadaveri in balia degli agenti atmosferici, che ha messo fin da subito in crisi Kay Scarpetta, capo dell’ufficio di medicina legale di Richmond. Niente tracce organiche riscontrabili, niente sperma, DNA o possibili fibre che l’assassino avrebbe potuto lasciare sui corpi; neanche la presunta causa di morte è facilmente identificabile: nessun foro di proiettile o frattura delle ossa, o trauma cranico. Per questo la patologa ha sempre ipotizzato un coltello come arma del delitto, ma purtroppo senza un cadavere che non sia poco più che un mucchio di ossa su cui fare una adeguata autopsia, le sue ipotesi posso restare solo a livello di congetture. Eppure, con la scomparsa di quell’ultima coppia, Kay sente già il fiato sul collo: Deborah infatti non è una donna qualsiasi, ma niente di meno che la figlia della “Zarina della droga”. È quello il soprannome dato a Pat Harvey, responsabile della politica nazionale sugli stupefacenti, diventata nel giro di pochi anni una delle donne più influenti e ricche nel panorama politico americano. A niente è servito il tentativo della Polizia di Stato di nascondere la notizia della scomparsa almeno per qualche ora: la stampa già urla all’omicidio con movente politico, mentre il suo telefono personale non ha smesso di squillare un solo minuto...

Sono trascorsi 26 anni da quando Quel che rimane è apparso per la prima volta nel panorama letterario americano: terzo libro della saga dedicata al medico legale Kay Scarpetta, il romanzo è un thriller incentrato su un omicida che prende di mira le coppie di fidanzati: dopo aver guadagnato la loro fiducia, li costringe a una macabra battuta di caccia, dopo aver tolto loro le scarpe prima di correre nel bosco. Giornalista e scrittrice pluripremiata (Postmorten, il primo volume della saga dedicato a Kay Scarpetta, non solo è stato il primo romanzo del fortunato filone dedicato alle ambientazioni medico-scientifiche ma è stato anche l’unico romanzo ad aver vinto sette premi letterari tra cui i prestigiosi Anthony e Macavity Awards), Patricia Cornwell costruisce i suoi personaggi prendendo a modello la sua vita personale: come Kay, anche la Cornwell ha svolto per un periodo della sua vita il lavoro del medico patologo e come la sua alter ego letteraria ha notevoli conoscenze informatiche. E le somiglianze non si limitano alla sfera professionale delle due donne, ma anche a quella privata: non è un caso che la vicenda giudiziaria che coinvolse la scrittrice a fine degli anni Novanta diventerà poi un espediente narrativo per un altro fortunato romanzo. Voce narrante della storia è appunto Kay: attraverso gli occhi del medico legale, il lettore viene a conoscenza dei particolari degli altri casi, delle analogie e delle discordanze e si lascia guidare dalle supposizioni fatte da Kay e che raramente si rivelano errate. Tuttavia se all’inizio il romanzo presenta tutte le caratteristiche per essere considerato un ottimo “pageturner”, la conclusione non può che lasciare il lettore deluso e con l’amaro in bocca; l’adrenalina e la suspence accumulate vengono vanificate da un finale troppo brusco e che sicuramente non risponde a tutte le domande morbose che durante la lettura di un thriller mantengono alta l’attenzione del lettore. Una fra tutte: quella di conoscere la motivazione che ha spinto il killer a compiere gli omicidi.