Quel che si vede da qui

Quel che si vede da qui
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Luise e Martin prendono ogni giorno il treno per andare a scuola, nel paesello dove abitano ci sono tanti alberi, bellissimi boschi ma poco altro. Ingannano la noia del viaggio facendo giochi di bambini, Martin si diverte a sollevare Luise perché da grande vuole fare il sollevatore di pesi, insieme imparano a memoria gli elementi di paesaggio che corrono fuori dal finestrino. A casa, Martin ha un padre ubriacone e violento che lo aspetta, però non si lamenta e la situazione pare non scalfire il suo animo lieto. Spesso e volentieri sta a casa della nonna di Luise, Selma, perché i genitori dell’amica sono in rotta e non sono adatti a farsi carico delle necessità di una ragazzina. Il padre, in cura da uno psicologo che non convince nessuno, si è fatto persuadere a viaggiare in lungo e in largo per il mondo per ritrovare sé stesso. Selma non condivide gran che ma non le resta che occuparsi della nipotina e di Alaska: lo strano psicologo ha prescritto al figlio anche un cane che, nei lunghi viaggi del padrone, rimane ovviamente affidato alle sue cure. La comunità della nonna è arricchita dall’ottico, che tutti sanno essere innamorato di lei da tempo immemore ma che continua a non dichiararsi, pur essendo perennemente accanto a lei. Tra gli assidui c’è anche Elsbeth, con i suoi vestiti improbabili e sempre pronta a dispensare ricette di intrugli magici e filtri salvifici. Poi Palm, il padre di Martin, che dopo la terza apparizione dell’okapi nei sogni di Selma deve rivedere tutto nella sua vita…

Tutto in un paese, tutto in un bosco. L’anziana, saggia e amorevole Selma coi suoi sogni premonitori, Luise bambina poi adolescente poi giovane donna irrisolta, Martin con il sogno di fare il sollevatore di pesi, Elsbeth moderna fattucchiera, l’ottico perenne secondo. Ci sono tanti personaggi che si muovono su questo palcoscenico bucolico, in una Germania attuale ma cristallizzata come in una palla di cristallo. Narrativamente succede poco o nulla, le premonizioni della vecchia Selma portano morte e dolore ma tutto scorre nel flusso della vita. Non è quindi nella trama la bellezza del romanzo quanto nella caratterizzazione dei personaggi, nella modalità delle loro interazioni, nella plasticità dei caratteri, nella scorrevolezza delle parole. Ci sono tanti sentimenti che si incrociano qui, alcuni dolci altri amari, alcuni dolorosi altri conflittuali ma per il solo fatto di essere umani, trovano spazio con naturalezza. Un romanzo positivo e poetico, che fa delle piccole cose il vero nerbo dell’esistenza, perché si può essere felici anche in una casa che crolla, si può stare vicini alla persona amata anche senza una relazione ufficiale, si può viaggiare su e giù per il mondo senza mai perdere le proprie radici. Soprattutto, si può soffrire eppure ricominciare a vivere, si può cambiare idea e dare una direzione nuova alla propria vita. Un sentimento leggero che ci ricorda che nulla è detto fino alla fine e cambiare è sempre possibile.



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