Quel che so di lei

È il marzo del 1911, nell’albergo “Rebecchino” di Roma, quando una cameriera di appena 26 anni si vede scorrere davanti due barellieri con una lettiga sulla quale è steso il corpo di un uomo. È vigile, pur se ferito, muove l’unico occhio che gli è rimasto. Giuseppina Montesperelli, questo il nome della cameriera, con la mano si copre la bocca e appena può si avvicina alla porta della camera dalla quale è uscito il ferito. Sul letto c’è il corpo di una donna morta. Seminuda, messa di traverso con le braccia spalancate, così come gli occhi. È bellissima, anche se il corpo è devastato dalle ferite di armi da fuoco e da taglio: ha la gola squarciata, due ferite al petto, una al ventre. È coperta di sangue e c’è sangue dappertutto, nella stanza. Il delegato di pubblica sicurezza Michele Iantaffi è già lì che osserva la scena, ai piedi del letto. Qualche curioso si affaccia dalla porta. Sono soprattutto le prostitute delle altre stanze che chiedono interessate se si tratta di una di loro. Ma no, quella donna non era una di loro, era piuttosto una gran dama. Giulia Trigona, moglie del conte Romualdo Trigona dei principi di Sant’Elia, dama di corte della Regina Elena di Savoia e proprio per richiesta della Regina attualmente residente al Quirinale. Il ferito è invece il suo ex amante, il tenente di cavalleria Vincenzo Paternò. Da qualche mese Giulia Trigona ha messo fine a questa relazione clandestina, ma poi l’autopsia rivelerà che i due hanno avuto un rapporto sessuale e soprattutto il medico legale parlerà dell’accanimento con cui l’assassino ha martoriato la donna in questo femminicidio terribile…

Sempre con la grande attenzione di una donna per le donne, non soltanto quando le interpreta a teatro, Monica Guerritore racconta trasversalmente tutto quello che riesce a sapere di Giulia Trigona, aggiunge particolari a particolari e intreccia la storia della poveretta con altre storie, con altre donne, personaggi reali o eroine di carta poco importa, di certo aspetti diversissimi della complessità del mondo femminile. Le intreccia con i personaggi femminili che ha incontrato, incarnato sul palcoscenico o che ha solo sfiorato e osservato. Tutte donne intense, fatte di sangue e carne, ma soprattutto di amore e in virtù di questo amore capaci di superare tutto, perfino la vita stessa. La Lupa, la signorina Giulia, Emma Bovary... i suoi personaggi principali, forse le sue interpretazioni più memorabili: ci sono tutti, ci sono tutte e fanno parte delle varie sezioni del libro che sono introdotte ognuna da una frase incisiva, spesso tratta dal libro di Clarissa Pinkola Estés Donne che corrono coi lupi. Emozioni che si intrecciano con la storia di Giulia Trigona e con la storia di Monica Guerritore, con la storia di altre donne che a vario titolo appartengono al teatro, alla letteratura, alla vita. Un percorso intenso e introspettivo che a ben guardare è dichiarato sin dall’inizio, sin da quella dedica a James Hillman, lo psicologo statunitense a cui si deve Il Codice dell'Anima, spesso descritto dai colleghi come visionario, a volte anche mago, maniaco, indipendente, ma di certo un libero pensatore e fondatore della psicologia archetipica (in cui l’anima gioca un ruolo importante) in contrapposizione a quella contemporanea, che lo dipingeva come uno “dalle idee sempliciotte sulla vita umana”.



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