Quel fantastico giovedì

La strada che un tempo era percorsa dai camion, a Cannery Row, Monterey, è vuota e tranquilla. Quando la guerra è arrivata anche lì, tutti hanno combattuto, in un modo o nell’altro. Doc è stato richiamato ed ha prestato servizio come sergente in un reparto malattie veneree. Ha cercato di affrontare la guerra con filosofia, occupando le ore di libertà bevendo quanto più alcool possibile; si è fatto parecchi amici ed ha rifiutato una promozione. Due anni dopo la vittoria degli Stati Uniti è stato congedato con onore. È tornato al paese e ai laboratori della Western Biological, ma ha trovato tutto ricoperto di polvere e muffa. Old Jingleballicks, a cui prima di partire aveva affidato il compito di controllare i suoi laboratori, in realtà non ci ha mai messo piede: gli utensili sono arrugginiti e le gabbie degli animali che Doc utilizzava per i suoi esperimenti sono vuote. Tutto è cambiato a Cannery Row. La gente se ne è andata, molti sono morti in guerra. Gay, per esempio, è morto a Londra colpito da una scheggia di proiettile dell’antiaerea; Dora Flood, la proprietaria del bordello, è morta invece mentre dormiva ed ha lasciato le sue ragazze con il cuore a pezzi. Si sono ubriacate per tre giorni di seguito, le ragazze, ed hanno appeso alla porta del Bear Flag un cartello con la scritta “Chiuso per tutti”. Il locale è stato poi rilevato da una parente di Dora, una sorella maggiore arrivata da San Francisco. Si chiamava Flora ma un giorno un vagabondo, alla missione che aveva diretto prima di occuparsi del bordello, le aveva detto che sembrava piuttosto un tipo da fauna. Il nome le era piaciuto parecchio e da allora si era ribattezzata proprio Fauna. Mack, durante il periodo della guerra, ha girellato qua e là preoccupandosi che tutto rimanesse in ordine e si è tenuto impegnato parlando della guerra a chiunque incontrasse. Li Ciong, il padrone dello spaccio, ha venduto tutto e se ne è andato a commerciare nei mari del Sud. Pare tuttavia che il nuovo proprietario dello spaccio, sia un tipo in gamba…

Una carrellata di personaggi scalcinati e singolari che animano, nell’immediato dopoguerra, Cannery Row e sembrano usciti da una moderno telefilm ad episodi: questo è il romanzo - sequel di Vicolo Cannery - di John Steinbeck, lo stesso Steinbeck che, lasciata una scrittura cupa e amara - quella utilizzata nel romanzo Furore, per intenderci - si serve di uno stile più colloquiale, più scherzoso e picaresco per presentare, con sincera partecipazione e un certo stupore, un girotondo di figure pittoresche ed eccentriche, al limite del surreale. E tutte ruotano attorno a Doc, giovane biologo che torna dalla guerra smarrito e stanco, indifferente nei confronti di ciò che lo circonda. Il suo unico interesse è rappresentato dallo studio dei polpi e di altri animali marini, sui quali vuole scrivere un articolo da pubblicare nella pagina scientifica del giornale. Doc è malinconico e in crisi quindi, e tutto il paese si prodiga per risvegliare in lui entusiasmo e passione e per donargli la felicità perduta, con risultati tuttavia non sempre all’altezza delle aspettative. Tutti gli abitanti di Cannery Row sono figure carismatiche e fuori dagli schemi, un gruppo di eroi improbabili ed imperfetti capaci ancora, nonostante le legnate che la vita ha loro riservato, di sognare e di sperare, capaci di desiderare un nuovo fantastico giovedì, in cui nulla di male possa accadere ed in cui tutto, per una volta almeno, fili liscio come l’olio. Steinbeck ha il merito di aver reso un bel ritratto della provincia americana del dopoguerra - un groviglio di persone confuse, smarrite e disorientate ma ancora alimentate dalla speranza - e lo ha saputo fare (a parte un po’ di spaesamento e qualche perplessità iniziale, dovuta soprattutto ad un andamento della storia un po’ troppo segmentato) in maniera piuttosto intrigante, confermandosi un affabulatore attento e finissimo.

 


 

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