Quello che non sono mi assomiglia

Quello che non sono mi assomiglia

Ignazio è una persona del tutto normale, dal primo capello all’ultimo dito. È un uomo di mezz’età, un buon padre, un ottimo marito, un professore apprezzato. La sua vita è la vita di tutti, è la vita di milioni di altre persone, e procede lenta lungo binari indisturbati e rassicuranti. Un giorno, però, senza alcun preavviso, senza alcuna avvisaglia di sorta e apparentemente senza che chi ha attorno riesca a spiegarsi quanto sia successo, Ignacio scompare. Svanisce nel nulla. Via, quasi come per una magia, quasi come se Ignacio non fosse mai esistito. Ma sì, certo che è esistito. E la vita delle persone con cui aveva un qualche legame, che fosse stretto o labile, lo dimostra, lo testimonia. Nessuno ha idea di dove possa trovarsi. Non sa niente la moglie, non sanno niente i figli, non sanno niente gli amici e le persone che gli gravitavano attorno e che facevano parte della sua vita, della sua quotidianità. I giorni passano, le domande si sollevano numerose, e con lo scavare nell’esistenza di Ignacio si finisce inevitabilmente con l’andare a fondo anche nella vita della gente che gli stava accanto. Vite che si intrecciano, uomini e donne che devono affrontare sé stessi e i demoni che pensavano di aver sepolto alle proprie spalle…

Quello che non sono mi assomiglia è un romanzo corale di una bellezza struggente. Intimo, dolce e reale come solo la letteratura dei grandi maestri è capace di essere. Emoziona, tiene incollati alla pagina, incuriosisce e solleva domande profonde e universali sulla condizione umana. La scelta dell’autore di dar voce ai diversi tipi che si alternano nella storia è azzeccatissima e molto originale. Dà un respiro diverso a un intreccio complicato e insieme, quasi paradossalmente, naturale, ma soprattutto concede al lettore di guardare da diversi punti di vista, forse più di sbirciare all’inizio e di star fermi a fissare alla fine, una vicenda intrigante. Perché se ognuno ha la propria verità è giusto che vengano raccontate tutte. Giraudo, classe 1990, è nato a Cuneo e ha vissuto a Roma. Ha scritto per “Mucchio Selvaggio”, “Minima&Moralia” e “Nazione Indiana”, ha un suo blog personale e questo è il suo esordio. Un esordio felice e che premette una lunga e interessantissima carriera da scrittore. Possiede una splendida penna, un occhio critico raro e l’incommensurabile capacità di calarsi nei panni dei propri personaggi affrontandoli tutti in modo impietoso, a muso duro. Il suo è un affresco, colorato e dalle pennellate decise, che riesce a catturare ogni dettaglio e sfaccettatura. Giraudo, con abilità, illumina gli anfratti più reconditi della psicologia dei suoi protagonisti e allo stesso tempo riesce a narrare una storia che non stanca e che anzi, con ritmo perfetto, si spiega al lettore senza mai incepparsi.



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