Questa non è la mia faccia

Nel 2013, Neil Gaiman tiene un discorso appassionato ad un evento organizzato dalla Reading Agency, un’organizzazione benefica britannica che ha lo scopo di diffondere la lettura. E l’amore per la lettura dei più piccoli è un tema che a Gaiman sta davvero molto a cuore, da sempre. Cita Albert Einstein, che diceva: “Se volete che i vostri figli siano intelligenti, leggete loro delle fiabe. E se volete che siano ancora più intelligenti, leggete loro più fiabe”. Nella chiave di una promozione efficace della lettura, le biblioteche pubbliche rivestono un ruolo decisivo. Gaiman racconta di essere stato un bambino fortunato, sotto questo aspetto: “Sono cresciuto in un posto dove c’era una eccellente biblioteca. Avevo dei genitori che durante le vacanze estive acconsentivano a lasciarmi in biblioteca andando al lavoro e dei bibliotecari a cui non dava fastidio che un bambino tutto solo si presentasse ogni mattina alla sezione Ragazzi e affrontasse sistematicamente il catalogo, in cerca di libri che contenessero fantasmi o magia o razzi, in cerca di vampiri o detective o streghe o meraviglie. E quando finii tutti i libri per ragazzi, cominciai con quelli per adulti”. Lo scrittore sottolinea con forza soprattutto il concetto che leggere è un piacere e che è inutile e anzi dannoso obbligare i bambini e i ragazzi a leggere “i libri giusti”, perché “(…) abbiamo bisogno che i nostri figli mettano piede sul primo gradino della scala della lettura: qualunque cosa leggano con piacere li spingerà a migliorare la loro cultura, un gradino dopo l’altro”. Saranno dunque i libri a fare il lavoro da soli, senza il nostro intervento. Tale è la potenza della letteratura, perché “Le storie sono bugie che dicono la verità” e “I libri sono il modo in cui i morti comunicano con noi”…

Questi Saggi sparsi su leggere, scrivere, sognare e su un mucchio di altra roba coprono un arco di tempo che va dal 1989 al 2015. Ci sono discorsi pubblici, prefazioni di libri, articoli e recensioni pubblicati da quotidiani e riviste, approfondimenti sul mondo del fumetto e della science-fiction, aneddoti e ricordi su colleghi scrittori – per esempio Terry Pratchett, Dave McKean, Gene Wolfe, Douglas Adams, Harlan Hellison, Stephen King, Geoff Notkin e Kim Newman – e su questo punto Gaiman insiste molto, ritiene importante e anzi decisivo che uno scrittore consigli altri scrittori, perché “La letteratura non nasce dal vuoto. Non può essere un monologo. Deve essere una conversazione, e a questa conversazione devono unirsi altre persone, nuovi lettori”. Chiudono il volume scritti più intimi e privati, per esempio sulla sua famiglia o sulla sua esperienza in Giordania tra i rifugiati siriani. In tutto sono più di 500 pagine, eppure gli scritti raccolti in Questa non è la mia faccia sono ben lontani dall’essere tutta la non-fiction prodotta da Neil Gaiman. È sempre stato infatti un notista compulsivo, onnivoro: non si contano le sue introduzioni a novità e ristampe, le sue recensioni musicali o cinematografiche, i suoi articoli commemorativi su scrittori scomparsi ed interviene sempre volentieri ad eventi o celebrazioni con discorsi mai banali e mai improvvisati. Una raccolta completa dei suoi scritti avrebbe bisogno di parecchi volumi ed è comprensibilmente una produzione assai eterogenea. Eppure, se la si guarda nel suo insieme – o perlomeno basandosi sul “carotaggio” effettuato da Gaiman e dalla sua editor Kat Howard – si ottiene un ritratto vivido e fedele di Neil Gaiman come scrittore, come innovatore del mondo del fumetto, come pensatore, come figura di culto anche dal punto di vista estetico. Ma soprattutto leggendo le sue parole e i suoi pensieri qui forse ancora di più che nei suoi romanzi o nei suoi fumetti, si percepisce in trasparenza il bambino che è stato e il bambino che ancora è, con il suo sconfinato amore per la lettura privo di malizie, snobismi e sovrastrutture.



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